| NOME AUTORE | ETA' | CITTA' |
|---|---|---|
| Ludovico Ruggeri |
Salvatore scrutava attraverso il vetro appannato e la lieve foschia che aleggiava nel canale la distesa nera di fronte a lui. I due potenti motori i diesel borbottavono placidi nella fredda notte invernale. Proprio non ci voleva quel cargo dalla Bulgaria.... A quell’ ora ogni cristiano stava godendosi la propria pace familiare, al caldo di fronte al cenone. Dopo trent’ anni di onorato servizo lontano da casa neanche per la vigilia, Salvatore, “o comandante Salvatore”, noto anche come “u napoletano”, poteva starsena a casa sua, in quell’ anonimo palazzone di Castellamare. Mare fetente! L’ Adriatico puzza... noi si’ che abbiamo il mare vero... Capri, Sorrento, la costa bella dove i monti arrivano al mare, non come le Puglie, quel lastrone nella pozzangara dell’ Adriatico... Cosi rimugginava per la milionesima volta quell’ uomo tranquillo, tranquillo come la gente che ha da tempo accettato la sua solitudine portando nel proprio cuore gli affetti e le cose lontane. La vita e’ come ‘no babba’, bisogna tenerla intrisa di sentimenti dolci...
La radio era muta, il rimorchiatore avanzava solo e maestoso verso l’ imboccatura del canale. Quel Nettuno barbuto, che solcava la distesa scura, d’ un tratto vide un guizzo nell’ acqua. La sua memoria corse lontano ai secchi agli angoli delle strade di Napoli dove odorosi ogni tanto guizzavano i capitoni ancora vivi ... Ah il capitone di donna Maria.... Cosi’ buono... Annunziata lo diceva sempre che sua madre faceva un capitone a Natale che so lo sognavano pure al Grand Hotel... Cosi’ leggero, una delicatezza. Ora lui leggero non lo trovava (ma si sa’ il pesce o e’ pesante o non sa di nulla), tant’ è che lui si addormenatava sempre durante la messa, pero’ buono era buono. Una ricetta tutta sua con i peperoni e il sugo. Annunziata e il capitone di Natale erano le uniche due cose fatte da donna Maria che gli andavano bene... - Nicola! - bercio’ con voce possente. - Si’ Salvato’... - ai vecchi tempi, quando Nicola era un ragazzetto, lo chiamava “capitano”; ma dopo 17 anni assieme sul Fulgidus, a tutte le ore, sereno o burrasca che fosse, i due erano piu’ che fratelli. - Sta tazzuriella de caffe’ la si’ annata a piglia’ in Sud America? - Magari. C’e’ un mio cugino- Nicola aveva sempre qualche cugino che faceva qualcosa di rilevante per la conversazione- che ando’ in Brasile. Ora c’ha i miliardi, una piantaggione di caffe’ grossa come tutta la provincia di Foggia e una moglie mulatta con un culo.... che noi ce lo sogniamo.... - Portami u’ caffe’ e va’ a prepare l’ argano. - La sua immaginazione non pote’ non indugiare al pensiero di un bel didietro mulatto.
Quando tornarono a terra, era quasi mezzanotte. All’ ombra della prua arrugginita della nave bulgara i due si salutarono. Una strana puzza era nell’ aria. Chissa perche’ ci e’ arrivato sto carico di solforati... Perche’ tanta fretta? Il mercantile poteva pure aspettare nel bacino... Ma in cuor suo egli stava gia’ guidando la sua Fiat Regata lungo l’ autostrada per raggiungere i suoi cari. Doveva portare i regali ai bambini prima che si svegliassero. Non si accorse nemmeno che le strade di Brindisi erano vuote e silenziose. Nessun fedele si scambiava gli auguri sui sagrati delle chiese. Nessuno camminava pieno di buone intenzioni natalizie verso casa... Mentre Salvatore partiva sgasando al casello, una luce si accese. Con un gemito, gli argani di una gru si azionarono.
Nicola viveva con la vecchia madre. Un marianio puo’ avere tante donne ma non una moglie. Ora lui era sempre rimasto al porto di Brinidisi (e le sue donne si contavano non su una mano ma sicuramente su un paio) , ma certo non se la sentiva di metter su’ famiglia, come faveva Salvatore? Tutte le settimane su e giu’ per l’ autostrada... Ogni giorno 12 ore in mare, e poi sempre pronti a partire alla chiamata della direzione portuale.
In un pentolino trovo’ la sua cena. Sua madre dormiva. Certo che almeno per Natale lo poteva aspettare... Da quando era morto il padre erano cambiate tante cose, la madre prima ossessiva ora era diventata piu’ distaccata, quasi non volesse pesare a suo figlio. Quante volte gli avevo detto di sposare la figlia del salumiere.... Come se quel tirchio dando in sposa sua figlia non continuasse a chiedergli di saldare il conto.
Riscaldo’ il contenuto del pentolino, prese un bel fiasco di vino rosso locale e si mise a mangiare anche lui il suo capitone di Natale. Quell’ appettito che non gli era mai mancato, quella sera sembro’ abbandonarlo al primo boccone. Uno strano torpore lo prese.
Su milioni di tavole non sparecchiate, di fronte ai caminetti accesi per la festa, ormai ridotti a bracieri grigiastri, alle coccarde rosse e agli alberelli finti decorati con i fili argentati, rimanevano intatti frutta e dolci natalizi di ogni genere. Da Milano a Palermo lo zucchero a velo era ancora nella bustina di plastica attaccata ai cartoni di pandoro. I panettoni affettati si seccavano nelle case surriscaldate. Le bottiglie di spumantino, chiuse, rimanevono tristemente piene accanto ai panforte, ai pan pepati alle varie specialita’ di pesce appena toccate.
La Stazione Termini era ormai chiusa da un paio d’ ore. Le urla di un ubriaco si fondevano con i canti natalizi del presepe allestito nella galleria. Le luci al neon creavano un atmosfera spettrale. Roma era silenziosa. Solo un paio di campane avevano, seppur debolmente, richiamato i fedeli al bambino Gesu’. I pochi ritardatari, coloro che per un centinaio di mila lire in piu’ avevano deciso di fare lo straordinario sulle autostrade come sui treni o nelle caserme, trovavano le loro case silenziose e deserte. Dopo i rapidi brindisi sul posto di lavoro alla mezzanotte e gli auguri ripetuti frettolosamente prima di andarsene, quegli instancabili lavoratori tornavano a casa per assaporare i resti del cenone. Un treno, dalle tendine abbassate, passo lentamente ed inesorabilmente alla stazione Casilina. Mancavano un paio d’ ore all’ alba.
Un mafioso russo, dopo una serata allegra con le sue “dipendenti” albanesi, si concedeva, con una bottiglia di Vodka in mano, una passeggiata per le vie deserte di Milano. Nessuna ombra si scorgeva nelle poche finestre accese. L’ uomo, ormai piu’ che brillo, non noto’ nemmeno un tombino aperto vicino alla locale sede della Banca d’ Italia. Il suo piede destro sorvolo’ il buco e l’ uomo cammino’ oltre. Sara stato l’ alcol o il freddo, ma il russo aveva fame. Fisso’ un attimo il cielo stellato e si avvio frettolosamente nel suo appartamento a Lambrate.
Salvatore era ormai a casa. Tiro’ il freno a mano e cammino’ frettolosamente verso il portone. I pacchi! Corse indietro tiro’ fuori dal bagagliaio i regali e con fare felpato entro’ nell’ atrio. Sali’ stancamente ma con gaudio i tre piani di scale, senza invocare S. Gennaro e mandare un paio di accidenti all’ amministratore che non faceva riparare l’ ascensore.
Entro’. Buio. Accese la luce. Lascio’ i pacchi sul panchetto e si avvio’ in cucina. Annunziata l’ avrebbe svegliata dopo, a modo suo. Ma prima doveva recuperare le forze, chissa’ erano le 4:30 se i bambini non si svegliavano avrebbe fatto anche a tempo...
La tavola era ancora imbandita, il capitone troneggiava ricoperto di sugo su una montagna di peperoni verdastri. Si sedette e inizio’ a mangiare. Senza farsi troppe domande. Quando si alzo’ si senti’ intorpidito. Nemmeno il pensiero di una donna calda e formosa che lo aspettava sotto le coperte del suo letto lo fece risvegliare. Non era piu’ giovane ma sua moglie non aveva mai dovuto lamentarsi (cinque bei figlioli lo testimoniavano), e ogni tanto giu’ a Brindisi una scappatina se la faceva pure lui... Ma quella sera Salvatore non si sentiva il solito. Cibo pesante? No... Non poteva essere la vecchiaia... no non poteva.... Fece appena a tempo a togliersi i vestiti ricoperti di salsedine e a ficcarsi a letto che piombo’ in un sonno profondo.
Solo verso mezzogiorno qualcuno si alzo’ con un gran mal di testa. Intontiti i contadini padani guardavano le lancette dell’ orologio. Le mogli si alzarono come sonnambule dirigendosi verso la cucina. Milioni di Italiani cercarono nella dispensa di cucina il caffe’. Qualcuno accese la radio o la televisione.
Fu una strana sorpresa scoprire che tutti i canali trasmettevano non la benedizione del papa ma il comunicato di un uomo abbronzato vestito di verde. Anche alla radio non si sentiva parlare di altro che del “Colonello”. Molti tentarono di fare gli auguri ai propri cari lontani. La Sip purtroppo funzionava peggio del solito, i telefoni erano muti.
Il povero Salvatore si alzo’ all’ una. Dalla finestra vide una camionetta dell’ esercito.
A Roma, come a Milano e a Palermo, migliaia di soldati in assetto da guerra, riversatesi dalle stazioni ferroviarie occupavano banche, uffici, centraline telefoniche, svincoli autostradali. A Brindisi come in altri porti delle navi venivano scaricate del loro carico di armi.
Alle tre il Colonello entrava con fare sicuro nel Quirinale. Lui no, lui non avrebbe celebrato il successo del suo golpe con il pesce che aveva fatto avvelenare... Lui odiava il capitone.
