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Le pagine che vi accingete a visitare sono dedicate a Danilo Dolci.
Il sito è sorto per iniziativa di uno dei tanti gruppi che si sono formati nell'azione coeducativa, da lui animata, nelle scuole ed in altri
contesti e costituisce in questa fase il sito ufficiale
dell'
Associazione per lo sviluppo creativo Danilo Dolci
di Trappeto/Partinico.

I nostri sono gruppi che aspirano a sperimentarsi maieutici laboratori di studi, progetti e iniziative.

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BOZZA DI MANIFESTO

INVITIAMO CIASCUNO, DOVUNQUE POSSIBILE, A

-promuovere, soprattutto con i giovani, iniziative in cui ognuno possa esprimersi (tra loro e con chi li può aiutare a trovarsi, identificarsi) per riconoscere i propri bisogni concreti; promuovere emancipanti ultime iniziative che rendano possibili valutazioni cooperative;
-organizzare seminari e corsi affinché si formino, in ogni ambito e a ogni livello, esperti di come possiamo crescere in gruppi che favoriscano la creatività personale e collettiva sostituendo all'autorità direzionale strutture di strutture creaturali dall'intimo, sapendo che crescere in/con una struttura comunitaria nelle sue infinite variazioni è necessario, anche se non facile;
-trovare i modi per sperimentare, in ogni ambiente e a ogni livello, quali metodologie possano risultare più efficaci affinché ognuno si interroghi: fino qual punto siamo impediti a costruire civiche strutture comunicanti, e fino quale punto, presi da miopi bisticci, non siamo capaci di concepirle e realizzarle? Il parassitismo non attecchisce più facilmente ove le creature non sanno cresce in sana autonomia?

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-identificare le aree ove già si sperimentano strutture comunicative, studiarle, e inventare opportune strategie per ampliare confronti e iniziative;
-favorire la scoperta dei propri autentici interessi, abbandonando anacronistici ordinamenti e comportamenti inerziali (con quali leve?): mentre è l'incoerente fatica disfa le creature, il vero lavoro ne potenzia l'intima natura;
-avviare, con popolazioni che oggi si trovano ai margini delle zone ove più immediato e l'urto morbidamente vorticoso dell'industrialismo, processi di autoanalisi attenti a scoprire e valorizzare la propria genuina potenzialità, evitando di riguardare le proprie condizioni nell'ottica del complesso di inferiorità verso modelli estranei, deformanti (apparenti svantaggi possono risultare inestimabili risorse): iniziando dall'analizzare con appositi gruppi, pur di esperti, come possono essere sanate, attraverso specifici interventi, le piaghe della disoccupazione;
- provocare analisi, confronti e verifiche su certi eventi emblematici (l'ammassarsi di centinaia di migliaia di fans, ad esempio, negli stadi; la vacuità di vari "successi" ecc.), costruendo al contempo esperienze - ed operando in modi -che educhino ognuno ad organizzarsi, valutare, scegliere, controllare, ed imparare a sperare senza illudersi;
- contro la moda che inflazione svuotando il termine "creatività", suscitare iniziative specifiche, processi di ricerca-azione-riflessione per identificare quali siano le condizioni per uno sviluppo di strutture che favoriscano il concretamento dell'intelligenza, la creatività personale e di gruppo, compresa la capacità di scegliere, decidere, annunciare, agire: ove è possibile avvalersi di iniziative esistenti (scolastiche, culturali, pacifiste, ecologiche, religiose, sindacali, cooperative, autenticamente politiche)?; dove occorre inventare le strutture del rispetto reciproco?;
- suscitare autoanalisi coi giovani: come vivono, con quali prospettive, soprattutto negli inurbamenti più fittamente ingabbianti? Quali le cause dei mali? Come disinnescare le diverse forme del dominio? I giovani non vengono forse intossicati da forzature strumentalizzanti ed emarginazioni, prima che dalle droghe? Mentre chi vuole imporsi tende ad aggregare, come può la gente via via apprendere, comunicando, a disinfestarsi da ogni genere di parassitosi?
- ovunque la gente senza speranza rischia fuggire dai suoi problemi e dalla sua terra per ammassarsi, sradicata, in omili antieconomici in ogni senso, cercare di promuovere iniziative, anche internazionali e intercontinentali, escludenti dai rapporti di dominio (lavorare insieme tra diversi e occasione di conoscersi e arricchirsi reciprocamente) per individuare dalla base come valorizzarsi valorizzando al contempo il territorio indigeno e le metodologie più avanzate di ricerca e pianificazione organica, formando via via con gli adeguati organismi i necessari esperti: i governi che socchiudono le frontiere alla gente in fuga dai paesi più poveri, generalmente lo fanno per mantenere basso il salario minimo, a vantaggio dei più ricchi, e per acquistare chi è più disponibile alle prestazioni più ripugnanti -mentre tentano arroccare nei paesi più poveri le industrie transnazionali inquinanti che altrove i più avvertiti rifiutano;
- più e più le distanze si raccorciano, chiarire in ogni ambito come la necessità che l'Onu possa attendere a risolvere i problemi internazionali divenga, anche con nuovi esperti, organismo concreto: in modo che le Nazioni Unite possano effettivamente concretare il comunicante governo del mondo verso la pace.
"Combattere per la gente" non basta; non riesce l'avanguardia, pur se generosa, "dei condottieri di massa" a liberare il mondo.
Falso mito e divenire "bandiera che insegni le masse a seguire e odiare", come Gramsci aveva preannunziato.
Non " la violenza è la levatrice", anche se "meglio di scappare è sparare" come Gandhi ha affermato, aggiungendo: "ma meglio di sparare è promuovere conflitti che siano più perfetti, più efficaci dello sparare". Per disfare i sistemi clientelari-mafiosi pur a livelli continentali, non bastano fucili bombe spie.
Come è possibile valorizzare, liberando le infinite energie di un pianeta in cui ancora vengono parassitati interi continenti dall'esterno sistematicamente -come avviene ancora in Sud America-, finchè da luogo a luogo non riusciamo a scoprire gli interessi della gente con la gente medesima?
Rivoluzione autentica non è mobilitare processi maieutici in cui cresca, dall'organizzazione, la forza necessaria per cambiare? Il potenziale del comunicanre maieutico è soltanto al suo inizio, in scala planetaria è da scoprire: contro ogni preteso monopolio annunzia la responsabilità di una nuova rivoluzione, immensa., per ogni prossima generazione. La fissità dell'ammaestramento unidirezionale, screpolata da secoli, comincia a vacillare. Guardare il mondo tenendo presente le possibilità della struttura maieutica, e un po' come il vedere di Galileo al nuovo telescopio.
Ancora non sappiamo esattamente come sia comparsa la prima cellula, le condizioni ottimali di vita, come si siano formati il mutualismo, la coevoluzione ed il ricambio, l'organizzarsi del memorizzare e del coscientizzarsi: nel profondo ci è ignota la natura della vita.
Ma dell'albero della vita -i cui rami non potenziati rinseccano-iniziamo a intendere qualche aspetto.
Profumando di miele, nell'autunno tra muro e muro a Modica sì incandidano campagne pullulanti di erbette cardellina
Le angiosperme hanno avuto più tempo di noi per inventare e strutturare l'enorme loro nuova economia; così le infiorescenze vegetali: per noi apprendere a comunicare è più lento, ancora più complesso.
Quanto è difficile non è impossibile. Ogni creatura ha una notevole capacità di autorigenerarsi.

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Ultimo aggionamento:  01/04/99

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