SAN BONAVENTURA
(1217 - 1274)







“La scienza filosofica è via ad altre scienze, ma chi vuole fermarsi ad essa, cade nelle tenebre” [cfr. G. Reale / D. Antiseri, "Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi" (vol. 1), p. 440]. Il fine della dottrina di S. Bonaventura è l’amore di Dio: la via, quindi, è la teologia. La filosofia può aiutare questo disegno, ma solo in quanto “capisce ciò che ama”. S. Bonaventura non è contro la filosofia in generale, “è contro una filosofia non-cristiana, contro una ragione autosufficiente che non è capace di cogliere nel mondo il «signum», l’orma di Dio” [ibid., p. 440]. In questo contesto S. Bonaventura è il continuatore di quella tradizione agostiniana che, passata attraverso S. Anselmo, affonda le sue radici fin nel misticismo platonico.

S. Bonaventura è alla ricerca di una filosofia che alimenti la sua religiosità, di una filosofia cioè che sappia cogliere la tensione tra finito e infinito, fra uomo e Dio. “La filosofia di Bonaventura è, dunque, una filosofia cristiana. Bonaventura è un cristiano che filosofa, e non un filosofo che è anche cristiano [come ad esempio S. Tommaso]. [...] La ragione è un «instrumentum fidei»: la ragione legge ciò che la fede illumina; la ragione è una grammatica scritta con l’alfabeto della fede” [cfr. G. Reale / D. Antiseri, "Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi" (vol. 1), p. 446]. Ecco perché la dottrina di S. Bonaventura è detta: mistica dotta [ibid., pp. 445 - 448].

Dal momento che Dio è la Verità essenziale, la speculazione altro non diventa che un “itinerarium mentis in Deum”, cioè un viaggio mistico verso Dio. L’ascesa a Dio consta di tre momenti.

  1. Trovare le “vestigia” di Dio nel mondo sensibile; l’esistenza di Dio è deducibile a partire da qualunque cosa poiché Dio è l’artista che crea ciò che ha concepito.
  2. L’immagine di Dio è nella nostra anima: “Deus est praesentissimus ipsae animae”; è la presenza in noi dell’idea di perfetto e assoluto che ci permette di conoscere l’imperfetto e il relativo. Come noi conosciamo la nostra anima, noi conosciamo Dio; l’esistenza di Dio risulta quindi evidente: “Si Deus est Deus, Deus est”.
  3. Gioie mistiche della conoscenza e della adorazione di Dio; in questi momenti la parola tace, bisogna concedere tutto allo Spirito Santo, dono di Dio.

Con S. Bonaventura la mistica medioevale, intesa come itinerario del credente verso Dio, aggiunge una linea speculativa (ad es.: la conoscenza dei nomi Divini tramite la filosofia), ma l’essenza della sua dottrina rimane quella di essere una preghiera verso Dio.

 


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