Progetto SOCRATE
 
Durante tutto il 1995 la Telecom Italia inviò a numerose amministrazioni condominiali, di diverse città, lettere che invitavano ad aderire al progetto di risanamento e di potenziamento delle reti telefoniche urbane "progredite", basato sulla realizzazione di una Rete a Larga Banda. Il piano è stato definito SOCRATE. La Telecom affermava che detta rete "utilizza mezzi trasmissivi con una larghezza di banda notevolmente maggiore di quella disponibile con i normali cavi telefonici e quindi permette al Cliente di usufruire di una elevata quantità di servizi a valore aggiunto (PayTV, Telelavoro, ecc.)". Questa nuova infrastruttura di rete, rispondente alle tecnologie più avanzate, avrebbe permesso quindi il miglioramento del servizio telefonico, fornendo nelle case degli abbonati i servizi più avanzati di telecomunicazioni, in ottemperanza al fatto che la Società, allora pubblica, in qualità di concessionaria del servizio telefonico, era tenuta per legge e per convenzione all'obbligo di "costruire e sviluppare gli impianti telefonici in modo che gli stessi potessero, in ogni tempo, soddisfare ai requisiti della tecnica più progredita". Detta legge fece attivare il piano di "risanamento/potenziamento" che ha bucato migliaia di palazzi e che ha sventrato le città, tenendole per anni in uno stato permanente di "lavori in corso". Pochi giorni fa ha cominciato a circolare la notizia che di SOCRATE non se ne fa più nulla perchè si è deciso di adottare una "nuova" tecnologia, atta ad utilizzare il vecchio doppino telefonico al posto della rete promiscua "fibra ottica-cavo coassiale". Peccato che di tale nuova tecnologia ADSL (Asimetric Digital Subscriver Loop) se ne parlasse, a livello mondiale, già una decina d'anni fa. In sostanza la nuova infrastruttura di trasmissione utilizzerebbe un modem ad alta velocità in casa del cliente (utente finale) ed un ANG (Autocommutatore di Nuova Generazione) al posto delle centrali fino ad ora in servizio. Nell'ANSA del 21 gennaio 1998, l'amministratore delegato di Telecom, Tommasi di VIgnano, ha ironizzato sulla notizia, affermando che "ai Comuni non potrà dispiacere il fatto che si disturbino meno gli utenti all'interno delle singole case" ed ancora che "l'importante è la prosecuzione del progetto, entrando nella 2^ fase, condizionata da una disponibilità di tecnologia diversa da quella con la quale si era partiti". La seconda fase prevede quindi l'adozione della tecnologia ADSL, basata, in sostanza, sulla compressione del segnale televisivo (digitale? convergente? integrato? multimediale?) nel normale doppino telefonico. Tuttavia, ha continuato l'amministratore delegato di Telecom, "i lavori materiali per la realizzazione della rete in fibra ottica non saranno interrotti". Viene da chiedersi: perchè? Chiediamo invece: 1) Come abbia potuto il top management della "Telecom Pubblica", e prima ancora della STET-SIP, effettuare errori così macroscopici nella iniziale scelta delle tecnologie? 2) Come è possibile che, a distanza di così breve tempo (appena un paio d'anni), con le città mezze cablate e mezze no, con molte migliaia di chilometri di fibre ottiche stese ed altrettanti ancora da stendere, la "Telecom Privata" si sia accorta di tali errori e che, per "spirito altruistico", si stia così affrettando a correggerli? 3) Con quali garanzie lo stesso top management della Telecom Privata propone questa nuova tecnologia, senza incappare nel rischio che possa essere abbandonata, magari perchè non rispondente alle odierne aspettative, fra un altro paio d'anni? Di certo sappiamo che quando la Telecom era pubblica gli investimenti venivano fatti con i soldi dei cittadini e che ora, invece, per giustificare gli investimenti "privati", diventa imperativo rivedere il concetto di "servizio universale" sostituendolo con quello di "servizio globale", rivolto alla sola élite che può permettersi di pagare i canoni multimediali. Tale scelta viene motivata dall'attuale dirigenza Telecom affermando che "è riservata ad aree non soggette ai piani di cablaggio e/o come anticipo dei servizi erogabili sui sistemi trasmissivi in fibra". Se ne evince la tendenza e la scelta, fatta da un'azienda monopolistica nazionale, appena privatizzata, di servire il Paese decidendo essa, privatamente ed arbitrariamente, dove e quando si procederà al suo sviluppo, con velocità variabili e con tecnologie ad innovazione diversificata. Ma, dal punto di vista del cittadino e dei lavoratori: Chi pagherà gli inutili e prolungati disagi che si sono dovuti subire? Che fine faranno i lavoratori delle imprese che, in appalto o ai vari livelli di subappalto, avevano scommesso e puntato, facendo a loro volta degli investimenti, su tali lavori infrastrutturali, per garantire o implementare i livelli occupazionali? Le infrastrutture e gli impianti già realizzati per conto della Telecom sono ancora da considerare di proprietà e ad uso esclusivo della stessa Telecom, o non andrebbero invece considerati come parziale risarcimento a fronte del "danno strategico" subito? Può ancora la Telecom accampare diritti esclusivi sugli stabili cablati, e se accampa tali diritti non ha anche il dovere di completare tale cablaggio, pena il rischio di avere città, quartieri e strade mezzi attivi e mezzi disattivi? E, per finire, che fine faranno le aspettative di tanti e tanti giovani: studenti, intellettuali, lavoratori, professionisti, che dal cablaggio delle città potevano sperare in una loro messa in rete, con opportunità inedite di collegamento, di lavoro, di ricerca? A chi è dato decidere chi saranno i privilegiati e chi saranno gli esclusi? Per tutte queste ragioni, ed anche per il venir meno degli accordi e dei contratti stipulati tra le Municipalità e la Telecom, le Amministrazioni Locali hanno il dovere di costituirsi parte civile contro la stessa Telecom: per i danni subiti, per il lavoro venuto meno, per le aspettative disilluse, per le occasioni di sviluppo mancate. Danni materiali e morali, sicchè nessuno possa sottrarre a nessuno il diritto alla piena cittadinanza e al progresso.
 
Roma, 16 febbraio 1998 Circolo PRC delle Telecomunicazioni

ritorna alla pagina principale PRC Telecomunicazioni

scriveteci!