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Questo documento è la fedele trascrizione da una videocassetta di un dibattito sul Movimento Neocatecumenale tenutosi a ROCCA PRIORA (Roma) il 20 aprile 1997.

Il dibattito è stato moderato da un giornalista di un TV privata.

 

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Relazione tenuta dall’Ing. Mario Frugiuele di Firenze.

PROBLEMI DOTTRINALI

PREMESSA Il relatore è un cinquantenne, sposato, con due figli, francescano secolare da 9 anni. Sei anni fa la sua parrocchia è passata dalla guida dei frati a quella di un sacerdote diocesano che vi ha introdotto il Movimento Neocatecumenale. Diversi fedeli hanno accolto l’invito a farvi parte con entusiasmo, nella speranza di arricchire la propria spiritualità cristiana e francescana. Subito però le aspettative sono andate deluse dal modo esasperatamente profetico con cui i catechisti si sono presentati: "Siamo gli angeli del Signore!", "Con noi sta passando Gesù Cristo!"’, "Prendete al volo questa proposta perché potrebbe non passare più!". Dopo due mesi, la maggior parte dei fedeli, scandalizzata per le divergenze dottrinali con la Dottrina Cattolica abbandonò le catechesi. Da allora il relatore ha voluto interessarsi del Movimento raccogliendo testimonianze, studiando gli Orientamenti ai Catechisti che contengono il pensiero di Kiko Arguello e Carmen Hernàndez. Il Volume è un ciclostilato di 373 pagine, ritenuto ispirato dagli aderenti al Movimento, usato come fondamento delle catechesi, ma tenuto segreto.

 

DIVERGENZE FRA LA DOTTRINA CATTOLICA ED I CONTENUTI DELLE CATECHESI NEOCATECUMENALI

ANTROPOLOGIA Kiko ha una visione assolutamente pessimistica dell’uomo che non è assolutamente in grado di governare il proprio destino. Qualunque sforzo cerchi di porre in atto per migliorare, modificare la sua vita morale è uno sforzo assolutamente inutile. È come un burattino i cui fili sono mossi da Dio. L’uomo non è in grado di porre in atto le proprie scelte morali. Pertanto, secondo Kiko, se non può fare questo, l’uomo non è responsabile del male che compie.

CONCETTO DI PECCATO Il peccato non può offendere Dio in quanto "offendere" significa "sottrarre" qualcosa a qualcuno. E siccome a Dio non si può sottrarre niente, il mio peccato non può offendere, altrimenti Dio sarebbe vulnerabile e non sarebbe più Dio. Ora, se non ho offeso non ho neanche l’obbligo morale di chiedere perdono per il peccato che ho commesso. Ma il Catechismo della Chiesa Cattolica al n° 1440 ci ricorda che "il peccato è anzitutto offesa a Dio".

E, sostiene Kiko, il peccato neppure crea sofferenze per Gesù. Dice, infatti, a pag. l82: "La gente è molto sentimentale e pensa che il peccato faccia molto soffrire Gesù Cristo". Il Catechismo invece ci dice che "ogni singolo peccatore è realmente causa e strumento delle sofferenze del Divin Redentore".

Secondo quanto dice Kiko nelle sue Catechesi a pag. 138, tutti siamo già perdonati, qualunque sia la nostra condotta morale perché l’uomo non può fare altrimenti e non ne ha colpa. Non deve resistere al male: è sufficiente riconoscersi peccatore. Ma nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo che l’uomo è capace di governare la propria persona e non si lascia governare da una colpevole schiavitù.

PREDESTINAZIONE Se non sono responsabile del mio peccato, se non ho la possibilità di cambiare la mia vita, significa che il mio esito finale è già stabilito: è il problema della predestinazione. Infatti nelle Catechesi che ci hanno fatto e negli Orientamenti di Kiko a pag. 89 ci hanno presentato un disegnino con 3 cerchi concentrici. In quello centrale ci hanno scritto: "sale" e sarebbe il cerchio di coloro che appartengono al Cammino Neocatecumenale; nel 2°: "salati", e sarebbero coloro che Dio chiama a conoscere la Buona Notizia; nel 3°, infine: I "Giuda"! e sarebbero coloro che non sopportano le Comunità Neocatecumenali. "È ruolo che è toccato loro per un motivo su cui non indagheremo: è un destino e basta". I "Giuda", Dio non li ha fatti per essere "sale" e non succede nulla, non è ne peggio ne meglio: e così e basta. Del resto, Giuda fu incaricato di uccidere Gesù (v. pag. 361). Se voi siete chiamati ad essere Gesù Cristo, dovete avere i vostri Giuda. Sono proprio quelli che si oppongono alle Comunità Neocatecumenali che danno valore all’operato del Cammino. A pag. 338 dice che su chi è predestinato a questa Parola, essa scenderà come una colomba. Siete stati eletti da Dio per essere depositari della Parola.

GRAZIA SANTIFICANTE Se non ho il libero arbitrio io non ho bisogno della Grazia santificante, quella che riceviamo nei sacramenti, quella che dà il sostegno alla nostra volontà, di rendere la nostra vita morale conforme alla Legge di Dio. Dice, infatti, Kiko: "C’è un tipo di cristianesimo, cui io stesso ho appartenuto, in cui uno si crede cristiano convertito e allora viene quell’atteggiamento: "prima morire che peccare". È il tipo di cristianesimo in cui ciò che è fondamentale è essere in Grazia di Dio in senso statico e cercare di non perdere quella grazia, di perseverare.

Ma nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n° 1996 si legge che la nostra giustificazione viene dalla Grazia di Dio. La Grazia è il favore, il soccorso gratuito che Dio ci dà perché rispondiamo al suo invito (atteggiamento attivo!).

A pag. 130 degli Orientamenti Kiko afferma che "l’uomo è schiavo del Diavolo che lo manipola come vuole. La Legge dice che dobbiamo amare l’altro. Ma, se amiamo l’altro, moriamo perché ci distrugge e noi non vogliamo morire, per questo non possiamo amare. L’uomo non può realizzare il bene: siamo in balia delle nostre concupiscenze". E a pag. 138: "L’uomo non può fare a meno di rubare, di litigare e non può fare altrimenti e non ne ha colpa". Quindi, secondo Kiko, non dobbiamo avere alcun senso di colpa di fronte al nostro peccato. La Parola non esige nulla (p. 254) : non richiede nessuno sforzo da parte nostra.

Ma nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo che "il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare Lui e amarsi reciprocamente". È quindi possibile fare questo. "Dio dà la Vita eterna a coloro i quali cercano la Salvezza con la perseveranza nella pratica del bene"; e ancora "In conseguenza del peccato dei progenitori, il Diavolo ha acquistato un certo dominio sull’uomo benché questo rimanga libero. Non c’è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale". Bisogna sforzarsi e molto!

CONFESSIONE Tutto questo non può non avere una conseguenza sul sacramento della Riconciliazione. Kiko fa una storia della Confessione da un certo punto in poi e respinge in modo deciso la Confessione privata e arriva in alcuni punti a beffeggiarla, a ironizzare sui confessionali "casette di legno", "non ridete perché questo è successo anche a me a confessare ogni stupidaggine (riferendosi certo ai peccati veniali). Si arriva addirittura a fare della confessione una devozione per la santificazione personale, cosa che giungerà fino ai nostri giorni".

La confessione così com’è prevista, non va bene. Dice ancora Kiko "Confessandoti ritorni tranquillo. La confessione privata ci ha segnati in questo senso. Ma il Catechismo della Chiesa Cattolica nell’elencare gli effetti spirituali della confessione dice che essa conferisce la pace e la serenità della coscienza e la consolazione spirituale. Se il peccatore non ha offeso Dio, non ha neppure senso la contrizione, il dolore personale. "Come è curiosa l’idea (v. p. 174) di confessarsi prima di fare la Comunione, e questo è durato fino ai nostri giorni. Così abbiamo vissuto noi la Confessione: per l’efficacia del sacramento!". "Attualmente la Chiesa non compare da nessuna parte ed è un uomo che ti perdona i peccati".

Così Kiko non nega solo la finalità del sacramento della Confessione, ma anche il ruolo del ministro ordinato ed il potere che gli è conferito nella persona di Cristo. Nel Cammino i peccati passati, presenti e futuri sono già perdonati in partenza. Ma questo concetto non è cattolico!

Sostanzialmente Kiko contesta la Confessione privata, la Confessione di devozione, la direzione spirituale e la Confessione come mezzo di santificazione: tutte sciocchezze da superare. Si tratta solo di accogliere questo perdono gratuito. "Ma alla gente non dite nulla di tutte queste cose"! La stessa frase ripeterà a proposito della vendita dei beni personali che porrà come condizione per continuare il Cammino Neocatecumenale, per fare certi passaggi e quindi per accedere alla Salvezza. Kiko è cosciente di essere su un’altra strada e raccomanda di non imbarcarsi per nulla in questo discorso quando si parla con la gente "perché creereste un mucchio di problemi".

SETTARISMO Ai Neocatecumenali si rimprovera spesso di non essere un Movimento nella Chiesa ma di sentirsi "La Chiesa". Di fatto, viste queste grosse differenze sia nella dottrina che nella prassi, si possono considerare effettivamente una Chiesa che sta camminando parallelamente alla Chiesa Cattolica. In occasione di una liturgia penitenziale Kiko spiega: "Non vi capiti di fare una celebrazione con i banchi schierati a battaglione. Occorre spiegare bene ai presbiteri, prima di iniziare, il senso della celebrazione. I presbiteri stiano tutti insieme al loro posto, rivestiti di alba e stola. Il presidente col piviale viola. Che i preti non facciano discorsi alla gente!

IL CONCILIO DI TRENTO Kiko ne fa una critica totale e con una condanna vera e propria lo ritiene responsabile della decadenza della Chiesa fino al Vaticano II, del quale i veri interpreti sono Kiko e Carmen. Ma il Catechismo della Chiesa Cattolica al n° 9 dice che "Fra i Concili, quello di Trento è un esempio da sottolineare".

Il Concilio di Trento ha ridefinito i misteri della fede, ha messo dei paletti di fronte alla Riforma Protestante, (paletti che stanno un po’ stretti a Kiko e a Carmen). Il Concilio di Trento ha anche parlato del mistero della Redenzione e del Sacrificio di Gesù. Sul Sacrificio Kiko non è d’accordo: "Forse che Dio ha bisogno del sangue di suo Figlio, del suo Sacrificio per placarsi" (v. pag. 333) : "Ma che razza di Dio abbiamo fatto! Le razionalizzazioni sull’Eucarestia ci avevano condotto a queste deformazioni"!

Ma negli Atti del Concilio Vaticano II, almeno in 13-14 punti, si parla del Mistero della Redenzione, mentre Kiko dice che "Il Concilio ha rinnovato la teologia e non si è parlato più del Dogma della Redenzione" (v. pag. 62).

IMITAZIONE Dl CRISTO Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo al n° 932 che "Gesù si mostra come nostro modello; e al n° 459 "seguire e imitare Cristo significa trovarsi più profondamente presenti nel cuore di Cristo". Il Verbo si è fatto carne per essere come nostro modello di santità. Con il suo abbassamento ci dato un modello da imitare. Egli è il modello delle Beatitudini. Egli chiama i suoi discepoli a prendere ogni giorno la loro croce e a seguirLo, poiché patì per noi lasciandoci un esempio perché seguiamo le sue orme. Gesù ci dà l’esempio della santità (v. n° 564).

Al contrario Kiko (v. pag. 124) dice: "Non ti sembra che sarebbe meglio un modello più umano perché, in fondo, è irraggiungibile. Come possiamo imitarLo se abbiamo una natura umana decaduta". Gesù non è affatto un ideale di vita, Gesù non è venuto a darci l’esempio. A pag. 126 dice: "La gente pensa che Gesù con la Sua vita, la sua morte e soprattutto con la Sua sofferenza ci abbia dato l’esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone Gesù è un ideale, un modello di vita, un esempio: non e così!

EUCARISTIA Nell’Eucarestia, Kiko vede solo la Resurrezione, la festa, l’esultanza la gioia. Per lui scompare completamente la dimensione del sacrificio e della croce. L’errore deriva dall’attribuire alla Resurrezione piuttosto che al sacrificio di Cristo, la nostra Salvezza.

Gesù è venuto per andare a morire in croce per darci la Salvezza e non, come dice Kiko, "per tornare al Padre". Sono i meriti di Cristo che ci salvano! E i meriti consistono nell’obbedienza al Padre fino alle estreme conseguenze della morte. Questo lo rende degno di diventare il nostro mediatore, il nostro unico Sacerdote mediatore fra noi e Dio. Il Catechismo vede nell’Eucarestia la dimensione del Sacrificio che si rinnova e "diventa efficace per noi nell’Eucarestia". Certo che non può mancare anche la dimensione della festa e della gioia, quella, cioè, di sentirsi amati dal Signore, quella di sentirsi amati per quanto ha fatto per noi. Questo dev’essere il motivo della gioia e non quella di far scomparire del tutto la dimensione del sacrificio della croce. Non è, quindi, da pagani (come dice Kiko) vedere nell’Eucarestia l’idea del sacrificio. È piuttosto da non cattolici il non vedercela.

Kiko ha da ridire anche sul modo con cui si riceve la Comunione.

Il Catechismo dice: "La Comunione sotto la sola specie del pane permette di ricevere tutto il frutto di Grazia dell’Eucarestia.

Kiko, invece, dice che andare a ricevere la Comunione in questo modo è come andare a raccogliere la pioggia con il canestro di vimini. Non rimane niente! Quindi è insufficiente. Infatti nelle liturgie neocatecumenali, l’Eucarestia viene rigorosamente distribuita sotto le due specie del pane e del vino.

TAGLI EFFETTUATI NELLA MESSA

Il Gloria va levato perché è una preghiera del mattino.

Il Credo va levato perché deriva dal tempo delle eresie.

L’offertorio va levato perché a Dio non si può offrire nulla.

A pag. 138 degli Orientamenti Kiko dice: La risposta era ancora peggiore: "Il Signore riceva dalla tue mani questo sacrificio".

"Era"? Ma noi lo diciamo ancora!

PRESENZA DI GESÙ NELL’EUCARESTIA La Chiesa dice che il pane e il vino, per effetto del miracolo della transustanziazione, diventano corpo e sangue di Cristo in maniera vera, reale e sostanziale. E questo sussiste finché sussistono le specie eucaristiche. Quindi, per noi cattolici nel tabernacolo Gesù è presente in maniera vera, reale e sostanziale.

Per Kiko, invece, no! "In un certo momento della storia (v. pag. 134) fu necessario insistere contro i protestanti sulla presenza reale. Ma una volta che questo non è più necessario, non bisogna insistere più, perché se si mette qualche cosa come contrappeso sulla bilancia perché non si sbilanci, una volta che il peso opposto è scomparso, non bisogna conservare il contrappeso perché se no si sbilancia dall’altro lato. Se le cose sono come devono essere, non bisogna insistervi più su questa presenza". E a pag. 135: "La cosa importante non sta nella presenza di Gesù Cristo, non è questione di briciole o cose di questo tipo". E facendo la storia dell’Eucarestia dice: "Cominciarono le grandi esposizioni del Santissimo prima mai esistite perché la presenza era in funzione della celebrazione eucaristica e non il contrario. Il pane e il vino non sono fatti per essere esposti perché vanno a male. Il pane e il vino sono fatti per essere mangiati e bevuti. Io dico sempre ai Sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso. Se Gesù Cristo avesse voluto l’Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male".

 

Relazione del Prof. Alberto Picano Psichiatra presso l’Ospedale San Camillo di Roma.

DINAMICHE PSICOLOGICHE NELLE COMUNITÀ NEOCATECUMENALI

 

Vi ringrazio di avermi chiamato qui, anche se la cosa non mi fa piacere perché ciò sancisce una divisione amara, dolorosa e apre il problema di integrare tanti fratelli. Il problema, infatti, non è costituito da Kiko e Carmen ma da tantissima gente che ha una fede sincera ed è ignara delle problematiche. Il problema va, dunque, affrontato con amore: dobbiamo sforzarci di amare. Io ho impostato la mia vita al servizio di Dio (anche il mio servizio psichiatrico), anche se nel mio mondo il cristianesimo viene considerato una eresia. Ho sempre ottenuto dei risultati straordinari, anche perché ho cercato di aiutare nella Grazia. Seguo il Papa, il credo della Chiesa Cattolica, ho fatto volontariato, faccio parte di una Associazione Missionaria. Da 20 anni mia madre fa parte del Cammino Neocatecumenale ma non ha ottenuto l’adesione di papà e perciò c’è stata una divisione totale fino alla sua morte. Io ho avuto una grande sofferenza e una impossibilità di accettare questi aspetti personali e perché in contrasto con la mia fede. Colpito personalmente, cacciato di casa pur essendo medico e persona realizzata. Mi è stato detto da un catechista e da uno psichiatra del Movimento queste testuali parole "Noi abbiamo vincolato tua madre all’obbedienza e le abbiamo ordinato di cacciarti via di casa". Un velo di dolore è sceso su di me e me ne sono andato addolorato. Ciò mi ha permesso di riflettere su ciò che sta dietro questo movimento. Il Signore ha permesso questo ed ora mi manda tanti clienti Neocatecumenali che si sentono accettati e capiti perché conosco bene questo comportamento.

DIVISIONE DELLE FAMIGLIE La prima problematica è la divisione della famiglia, perché se c’è una persona, un coniuge neocatecumenale e l’altro no, si arriva ad una inconciliabilità perché la struttura sociologica di base, tra i neocatecumenali, è la comunità e non la famiglia.

La famiglia non è una istituzione umana, ma è una cosa sacra e riconosciuta nella vita di Gesù che ha avuto bisogno della famiglia. È un fatto rilevante! e ciò nonostante l’appartenenza di Gesù alla vita del Padre (v. 5° mistero gaudioso dove il gaudio non è dato tanto dall’aver ritrovato il Figlio, quanto nell’aver riconosciuto la duplicità della natura, che cioè il Figlio apparteneva a Dio Padre prima che ai genitori). Ma questo è vero sempre. È Dio che ha voluto la struttura familiare. Quindi la famiglia ha diritto di esistere prima della struttura comunitaria. Ora nella Comunità vi è una situazione di obbedienza assoluta al catechista (visto nella maniera profetica descritta prima, come ispirato da Dio). Esiste una definizione diversa dei ruoli: non esistono più le famiglie singole ma una grande famiglia che accoglie tutti i membri delle varie famiglie e in essa si definiscono i vari ruoli di genitori e figli.

Questo è molto simile a quanto avviene nei Kippuz ebraici, dove (per esigenze di difesa e di lavoro) i figli sono figli di tutti i genitori e tutti i genitori sono genitori di tutti i figli. Questo sistema pedagogico ha molte analogie col sistema familiare di gestione comunitaria dei Neocatecumenali dove l’autorità è rappresentata dal catechista e non dal padre. Questo comporta una serie di problemi più grossi. Ci sono patologie che si verificano all’interno della comunità. Si può verificare che l’essere autorevole del catechista altro non sia che un desiderio di supremazia e di dominio che si manifesta attraverso una competenza maggiore nell’ambito dottrinario per poter esercitare il potere. Quando si verifica una competizione fra un uomo ed una donna, all’interno di questo sistema, si verificano situazioni paradossali per cui si trovano coppie di Neocatecumenali (uomo-donna) che in realtà sono i padri-genitori della famiglia comunitaria. Si può verificare un rapporto affettivo con connotazioni sessuali (non nel senso che ci siano rapporti fisici) ma nel senso che diventano il padre e la madre di una grande famiglia allargata. Ora, mentre la famiglia al suo interno ha delle regole, dei sistemi di protezione ben precisi che servono a delimitare i ruoli (l’incesto, ad esempio, è una regola di comportamento che serve a definire i ruoli reciproci di genitori e figli, fratelli e sorelle), quando in una famiglia allargata come quella della Comunità viene a mancare questo supporto, non c’è più il vincolo sessuale e ci possono essere dei rapporti patologici tra fratelli di comunità o rapporti alterati fra genitori e figli, perché la struttura creata da Dio è quella familiare. La fedeltà coniugale serve per avere una coppia stabile e per avere dei riferimenti precisi. Quando non esiste più un rapporto di stabilità all’interno dei rapporti affettivi, non esiste più un vincolo sessuale, si possono stabilire dei rapporti "impuri" che creano delle dinamiche alterate. Ecco che la Comunità diventa fortemente disfunzionale.

Una donna, ad esempio, ha scoperto che il suo ruolo era stato quello di "amante" del leader-maschio e che aveva combattuto contro di lui perché in realtà lo desiderava sessualmente, che lei aveva disprezzato il marito e che aveva dei comportamenti quasi a nascondersi dietro quel leader della Comunità alla scopo di non venir meno alle sue responsabilità. Questa donna aveva concepito 4 dei suoi 7 figli per farli educare da questo catechista autorevole, piuttosto che da suo marito.

ISTITUZIONE TOTALE La Comunità diventa una istituzione totale perché deve risolvere tutti i problemi di tutti gli appartenenti e non è possibile una soluzione esterna alla Comunità.

Io ho in terapia un ragazzo di 30 anni, figlio di genitori che fanno parte delle Comunità. È arrivato a me dopo 4 anni che stava chiuso in casa e si occupava unicamente di curare un bonsai. Credevo fosse schizofrenico ed invece era semplicemente un ragazzo fallito, che aveva solo problemi sessuali e perciò si era chiuso. I genitori non hanno mai parlato col figlio ma lo hanno portato in Comunità perché parlasse con i Catechisti. Ecco un altro meccanismo, perché non esistono genitori specifici ma un insieme di genitori e garantisti che hanno il meglio da offrire al figlio. Questo ragazzo, non accettando di parlare ad altri che non fossero i suoi genitori, si è progressivamente chiuso. I genitori gli dicevano che gli unici ragazzi affidabili erano quelli della Comunità e, quindi, hanno provato ad inserirvelo, ma lui non si è sentito accettato perché stava vivendo con dolore il suo problema sessuale del quale si sentiva colpevole (ed in parte lo era). Vedendo tutte quelle persone che avevano risolto i loro problemi in maniera cosi distaccata, li sentiva estranei a se stesso e così si è sviluppata in lui questa estraneità. Un meccanismo esterno alla Comunità era proibito perché significava per lui tradire i genitori. Ciò gli era impossibile perché aveva estremo bisogno di loro. Quindi, l’unica cosa che gli rimaneva era di restare chiuso dentro casa. Dopo 8 mesi di terapia ha ripreso ad avere fiducia in se stesso e ad agire autonomamente. A mia insaputa, i genitori gli davano farmaci sedativi mentre io prescrivevo antidepressivi. Gli permetto di andare in Comunità ma insegnandogli che non è la sola strada e gli ho insegnato che gli è consentito sentirsi estraneo a qual mondo. Per lui non era possibile che si potesse vivere un disagio come il suo all’interno di un sistema buono per definizione.

Bisogna dire a queste persone che esiste anche un mondo diverso dalla Comunità, una possibilità di esistere senza sentirsi sbagliati e colpevoli. Se non sono "sale" ma solo "salato" la mia vita è di serie "B" ed è inaccettabile che mio figlio viva una situazione del genere.

CHE TIPO DI PERSONE VI APPARTENGONO Bisogna domandarsi perché esista questo movimento, perché abbia avuto tanto successo, con chi possiamo parlare, che cosa possiamo dire e che linguaggio possiamo usare perché bisogna pure che stabiliamo un dialogo con queste persone, emarginate perché non avevano più speranza nella loro vita. Purtroppo fondamentalmente sono persone fallite, nelle parrocchie non c’è una pastorale per i falliti, per gli emarginati, per gli sbagliati. Ora i Neocatecumenali si rivolgono a persone che non hanno nessuno che li ascolti. Vengono integrati a pieno diritto e sullo stesso livello degli altri.

Noi, invece, facciamo l’errore del fratello del Figliol prodigo. Tutti siamo fratelli e quindi dobbiamo reintegrare il fratello che ha sbagliato, perdonandolo come se quello che ha commesso non fosse stato commesso.

I Neocatecumenali accolgono così e non richiedono niente. Come tutte le Comunità sono un luogo, un elemento di riabilitazione psicologica e spirituale. "La tribolazione genera pazienza, la pazienza genera virtù provata, la virtù provata genera la speranza e questa non delude". La tribolazione (quella di chi ha sbagliato, quella che ci procurano coloro che sono fuori della Chiesa) genera la pazienza e questa la capacità di sopportare (che il Cammino non ammette perché non è propria dell’uomo).

Noi non funzioniamo perché etichettiamo la persona che ha sbagliato e diciamo: "è sbagliata"! Questo meccanismo è arbitrario; dobbiamo sentircene colpevoli e responsabili di fronte a Dio. Se questo Movimento esiste è perché supera questo limite. Noi dobbiamo imparare a non etichettare mai e a concedere un perdono totale che ridia "la veste bianca" (e questa la dà il confessore e non noi) e "l’anello al dito" (il potere) e i "calzari ai piedi" (reintegrare, cioè, nella dignità di vita). Noi tendiamo ad etichettare: "quello è pazzo", "quella è una prostituta", "quello ha il padre ubriacone", "è neocatecumenale"! Bisogna accogliere e integrare queste persone che sono adulte. Purtroppo queste persone, che sono adulte, non trovano in parrocchia chi li ascolti per risolvere i problemi di coppia perché in genere si ha attenzione solo per i piccoli o per gli anziani ma, in genere, chi sbaglia sono i giovani o gli adulti. I Neocatecumenali, invece, accolgono e offrono aiuto. Anche il Papa sceglierà in funzione di una integrazione di questi fratelli. Una guerra di dottrina non serve alla Chiesa. Bisogna stabilire tanti singoli rapporti umani e insegnando loro il perdono.

(Dopo qualche altro intervento, dal pubblico qualcuno pone queste domande)

D. Quali sono le patologie ricorrenti presso coloro che hanno fatto queste esperienze?

R. La patologia è quella di tutte le persone che hanno una personalità debole, che sono fallite e che non sono capaci di affrontare il proprio errore e che hanno bisogno di rinchiudersi in un sistema rigido e senza comunicazione, perché altrimenti non sarebbero in grado di accettare il proprio errore. È la patologia comune a tutti quelli che si chiudono in comunità, in sette, in sistemi chiusi,..... che non accettano il proprio limite.

D. Quali malattie ingenera?

R. Il problema è la de-responsabilizzazione di un individuo che viene a perdere la libertà, che non ha più discernimento, che non ha più capacità volitive, che non ha più coscienza del proprio errore. Ne esce un individuo indebolito, senza più una morale, senza una progettualità, senza una speranza, senza una capacità di amare. La malattia che potrà prendere è, poi, la più varia.

D. Porta al suicidio, a depressioni gravi?

R. No! Personalmente non ho esperienze né statistiche di questo genere: Qualsiasi sistema chiuso che non permetta relazioni col mondo esterno, che non sviluppo l’individuo, è un sistema tendenzialmente patologico. Ma ci sono tanti casi di questo genere. Certo, il fatto che non ci siano più riferimenti affettivi precisi, il fatto che il figlio non sappia più chi è suo padre, che il marito non abbia più una relazione preferenziale con la moglie, ma una relazione indifferenziata con un sistema piuttosto che con una persona, sono sistemi che non favoriscono una salute mentale, ma favoriscono la confusione. Dal punto di vista spirituale il peccato è la disfunzione individuale; dal punto di vista psicologico è disfunzione psicologica. Nei movimenti va chi non vive la spiritualità parrocchiale.

Persone forti nella fede non aderiscono al Movimento Neocatecumenale.

Rinnovo l’invito a pregare per la nostra conversione e per il perdono, perché solo perdonandoli noi potremo favorire la crescita della Chiesa. Qualsiasi manifestazione di rabbia, di rancore o di amarezza, va nella stessa linea dei Neocatecumenali, dell’egoismo e della divisione. Con la nostra preghiera potremo aiutarli a vedere la vera Grazia, la vera Salvezza e il vero amore. Ma lo faremo solo perdonando.

 

Relazione di Augusto Faustini

TESTIMONIANZA DI UNA FAMIGLIA DISTRUTTA

Ho 53 anni, una cultura medio-superiore, lavoro come funzionario amministrativo in un Ente pubblico, avevo moglie e 3 figli maschi di 29, 27 e 19 anni, avevo una bella casa alla Montagnola, facevo politica (consigliere circoscrizionale per 15 anni), collaboravo a varie iniziative parrocchiali, avevo una sconfinata fede per la Chiesa Cattolica, facevo la Comunione spessissimo. L’esperienza neocatecumenale mi ha cambiato radicalmente la vita: ora non ho più nulla. 12 anni fa (nell’85) entrai con tutta la mia famiglia in una Comunità Neocatecumenale alla Garbatella. Loro massimo responsabile era (ed è) il Dottor Roberto Piermarini, giornalista della Radio Vaticana. I Catechisti, nascondendo di essere responsabili di una particolare organizzazione e soprattutto che iniziava per i presenti un impegno che sarebbe durato più di 20 anni, cominciarono subito con un bombardamento di concetti pseudo-protestanti che divennero subito evidenti a me che avevo fatto tante esperienze formative nell’Azione Cattolica, nell’insegnamento catechistico, nei Cursillios di Cristianità, ecc. Ma ero fiducioso perché il mio parroco (ora Vescovo) dando loro la sede legittimava il loro operato. Ero magnetizzato dalla loro catechizzazione, dalle loro certezze, anche perché davano l’impressione che quello che dicevano non era precedentemente preparato a tavolino e soprattutto perché quello era l’unico modo autentico di essere cristiani. Noi siamo sempre stati aperti alla vita ma per incompatibilità di sangue dovuta al fattore RH, mia moglie ha avuto altre 2 gravidanze sfociate in aborti spontanei e i medici ci hanno detto che ulteriori tentativi di gravidanze avrebbero prodotto solo aborti spontanei. Nonostante ciò, il fanatismo dei capi responsabili ha fatto prendere decisioni folli e irresponsabili a mia moglie senza neppure consultare il marito. Eravamo destinati a diventare una fabbrica di aborti. Le affermazioni dei capi ci assicuravano che loro godono dell’appoggio incondizionato del Papa, ma non mi sembra che quello che il Papa insegna sia la stessa cosa che insegnano loro. Come proponevo di pregare in ginocchio come il Papa, provavano imbarazzo, perché loro lo proibiscono. Anche il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica diverge in molti punti da quello che si insegna nel Neocatecumenato. Nei 3 anni che frequentai il Movimento, mi resi conto della potenza persuasiva dei loro capi e che la loro concezione di famiglia ha ben poco a vedere con la classica famiglia cristiana. Loro attuano una sola famiglia di 30-40 persone che vivono guidate dal capofamiglia che è il catechista. La progettualità di coppia non esiste. Al suo posto si ha la progettualità che attraverso la struttura piramidale viene ispirata direttamente dal suo fondatore Kiko Argüello. In quegli anni mi resi conto che i loro capi riescono a monopolizzare anche la vita privata delle singole persone. Col moltiplicarsi degli impegni di gruppo, con l’aumento naturale delle amicizie tra i membri del gruppo e soprattutto col controllo psicologico dovuto alle confessioni pubbliche nelle risonanze e nei cosiddetti giri di esperienze. Quasi a paventare misteriosi pericoli futuri, sin dall’inizio ci è stato insegnato che ci saremmo dovuti ben guardare da chiunque ci avesse detto cose diverse da quelle che i responsabili ci insegnavano: che nella Chiesa Cattolica ci sono molti che li odiano e che il motivo era che loro sono i veri, autentici riscopritori del cristianesimo dei primi secoli. Ci insegnarono subito che molti avrebbero sentito il desiderio di abbandonare questa esperienza, ma che mai nessuno avrebbe avuto convenienza a lasciare il loro ambiente, perché al di fuori di essi ci può essere solo perdizione e infelicità. Sfruttando le difficoltà, che effettivamente ci sono nella nostra epoca, per la nascita ed il mantenimento delle amicizie, costringono i neofiti a frequentarsi molto spesso per i frequenti e coinvolgenti incontri. Fanno sì che trascorrano anni senza avere amicizie esterne, facendo apparire la loro esperienza come l’unica cosa al mondo che abbia importanza, costringono gli adepti a non avere più interesse per la cultura, per l’arte, per lo sport, per la politica o per altro: tutto è secondario. I loro capi responsabili insinuano subito il sospetto che i cattolici che vanno alle Messe normali siano Cristiani di serie ‘B" e lo affermano chiaramente. Viene imposto pian piano di liberarsi di tutti gli affetti, intendendo che tutte quelle persone care che non riescono a trascinare nel Cammino è meglio perderle. Un obbligo singolare, quanto ingiusto, è quello che vede imporre a tutti la soluzione matrimoniale controllata dal Movimento o la Consacrazione Sacerdotale o Monacale imposta dai Capi supremi, Kiko Argüello, scapolo e Carmen Hernandez, ex-suora, ora nubile. Quando col passare degli anni gli adepti diventano un gruppo fisso, granitico, arrivano a imporre l’endogamia: obbligo di sposarsi all’interno del gruppo, e dicono espressamente: ‘Sposate le figlie di Israele". Quando un giovane o una giovane si fidanza con un ragazzo o una ragazza esterno al gruppo, non hanno pace finché non costringono anche l’esterno ad entrare nella loro esperienza. Se non riescono nel proposito allora costringono l’interno ad abbandonare il loro paradiso ma solo dopo atroci sofferenze psicologiche, perché intanto l’hanno convinto che solo con i Neocatecumenali ci può essere il solo vero cristianesimo. Per gli sposati avviene la stessa cosa. Ma quando uno degli sposati è stato reso schiavo della loro organizzazione (cosa che accade molto più spesso di quanto non si creda) arrivano anche a farli vivere separati a vita (divorzio di fatto) se l’altro coniuge non apprezza la Comunità. Io non ho mai apprezzato il Cammino Neocatecumenale, e se ci sono stato dentro per anni l’ho fatto per salvare il matrimonio che invece si stava disfacendo proprio per le follie del Cammino. Un giorno mia moglie mi disse onestamente: "La mia e la tua, sono 2 religioni molto diverse". Allora provai a far finta che mia moglie avesse aderito veramente ad un’altra religione, ma quando mi accorsi che tornando a sera stanco del lavoro, tutti erano usciti: chi per la Liturgia della Parola, chi per preparare gli incontri, chi per preparare i canti a seconda dei diversificati incontri delle diverse Comunità a cui appartenevano, non potetti nascondere neanche a me stesso (che tutte le sere cenavo solo come un cane) che erano riusciti a distruggere dal profondo la Comunità familiare. Nonostante si vantino di essere Cattolici, quando si viene a creare un conflitto fra la partecipazione alle loro riunioni e la partecipazione alla celebrazione di un qualsiasi sacramento, essi impongono sempre la superiorità della partecipazione alla loro organizzazione. Quando la concorrenza è con impegni di studio o con impegni sociali, artistici, sportivi, di amore, di politica o dell’odiata cultura, i catechisti ci dicono solo: "Sono idoli". Pensavo che di fronte alla sacra indissolubilità del matrimonio avrebbero consigliato il coniuge dubbioso a scegliere per il salvataggio del matrimonio. E invece no! Uno dei loro potenti capi, l’Avvocato Franco Voltaggio, dopo aver promesso a me e a numerosi Vescovi (che nel frattempo erano intervenuti) che per salvare il matrimonio volentieri avrebbero mandato a casa il coniuge da loro eccessivamente entusiasmato, mostrò nel mio caso concreto quanto siano bugiardi. È successo che quando mia moglie ha dovuto scegliere se frequentare insieme al marito una parrocchia senza gruppi neocatecumenali oppure una parrocchia con i gruppi neocatecumenali, ma senza il marito, lei ha preferito cacciare di casa il marito e separarsi, (e questo) con l’appoggio morale e materiale dei capi neocatecumenali. Un giorno 22 aprile 1992, alle ore 17, nella chiesa di San Leonardo Murialdo, l’allora parroco P. Domenico Paliasco, ordinò a me di vivere il resto dei miei giorni lontano da casa mia, dai miei figli, da mia moglie, perché con la mia opposizione alla organizzazione neocatecumenale mi ero messo contro la Chiesa. La decisone era stata presa dai massimi catechisti della Diocesi di Roma ed era irrevocabile. Feci presente che il mio ed il suo stesso Vescovo di settore lo aveva pregato di fare il contrario, ma lui mi rispose che obbediva solo alla sua coscienza (in effetti obbediva al vertice della organizzazione). Andai a protestare col mio Vescovo di settore, ma lui mi rispose che i Capi dei Neocatecumenali, purtroppo, non lo ascoltavano più. Non poteva più farci nulla. Andai dal Vescovo che era stato mio parroco alla Garbatella, ma lui mi rispose che forse era meglio che iniziassi la causa di separazione legale, considerando che mia moglie non poteva perché lei era neocatecumenale. Andai dal mio nuovo parroco (da alcuni mesi Vescovo anch’egli), ma lui mi rispose che nessuno mi avrebbe ascoltato perché mi avrebbero preso tutti per matto e poi i Neocatecumenali sono troppo potenti e io ero uno dei pochi che faceva presente le cose negative. Andai dal cappellano dell’Ente pubblico per cui lavoro, ma lui mi rispose che ero una voce fuori dal coro: dovevo adeguarmi. Andai dal Vescovo che in quegli anni era stato incaricato dei problemi della famiglia (ora fa un’altra cosa), ma lui, dopo avermi detto (in privato) che la cosa era più grave di quanto io pensassi, mai avrebbe obiettato in pubblico contro i Neocatecumenali. Chiesi molte volte a mia moglie di venire a vivere con me (anche ufficialmente con delle lettere) ma lei si è sempre rifiutata. Mia moglie dovette affrontare una operazione chirurgica in ospedale. Mi offrii di stare accanto a lei, la notte (ciò era possibile), e mia moglie sembrò favorevole. I suoi fratelli e sorelle di Comunità me lo impedirono: vollero restare loro, la notte, all’ospedale per evitare la mia vicinanza in un momento di particolare vulnerabilità e fragilità psicologica. Frequentando la Comunità eravamo costretti a versare almeno il 10% di quanto entrava in casa. Questo danaro, anziché andare ai poveri, andava ai cosiddetti catechisti itineranti perché andando in giro per l’Europa ad allargare la loro organizzazione, non mancassero di nulla, dal vestiario, all’automobile, dalla casa alla baby sitter. Quando io fui cacciato di casa, nei primi tempi dovetti dormire in automobile. Uno dei momenti più drammatici fu quando morì mia madre: io chiesi piangendo a mia moglie di pregare con me, quella sera, e non lasciarmi solo col mio dolore. Lei mi rispose che doveva pregare con i fratelli di Comunità che erano la sua vera famiglia in Cristo. Altro momento drammatico: il mio l° figlio, constata la mia avversione al Neocatecumenato e considerando che secondo lui quella organizzazione è una emanazione di Cristo, tentò di uccidermi mediante soffocamento (ne ho le prove: certificato medico). Sia il l° che il 2° figlio, da quegli anni non mi chiamarono più papà per punirmi di aver sempre ostacolato la loro organizzazione. Il 2°, ancora giovanissimo, ha già due figlie e viene utilizzato come generatore di nuovi neocatecumenali e non mi ha fatto neppure vedere la 2ª nipotina. Chi critica l’organizzazione neocatecumenale non ha diritti: a tanto conduce il fanatismo di questa organizzazione creando tanti fondamentalisti pseudocattolici che ben poco si differenziano dai tanto deprecati fondamentalisti islamici. Il mio l° figlio è considerato un elemento fedele e affidabile: è stato nominato responsabile di comunità (sta lì da 12 anni). Ricordo con orrore le Pasque che sperimentai su me stesso in quegli anni quando frequentavo anch’io: due giorni di digiuno assoluto e rigorosissimo, obbligatorio, cui seguiva un’intera nottata di canti nell’isolamento più profondo dalla vera comunità parrocchiale; il tutto era seguito da un’agape (in effetti un grande pranzo alle 6 del mattino), con lo stomaco che improvvisamente riceveva quantità enormi di cibo e di vino. Alcuni si sentivano male, altri si ubriacavano. Poi si andava a dormire tutta la giornata di Pasqua senza poter trascorrere neppure mezz’ora con i familiari e gli amici non neocatecumenali. Alla comunità parrocchiale si faceva credere che noi raggiungevamo le vette della più sublime ascesi. Nei loro martellanti insegnamenti ci dicevano che solo Dio (che poi significa la loro organizzazione) deve essere veramente amato: se il tuo coniuge ti è di impaccio, odialo! e lo stesso fai con chiunque altro ti voglia separare da noi, figli, fratelli e genitori compresi. Credevo che il mio fosse un caso limite, raro. Macché: quello che è successo a me e successo a molta altra gente; molte coppie hanno avuto il matrimonio rovinato da questa strana organizzazione che a volte da quasi l’impressione di assomigliare ad una setta. L’intimità affettiva e psicologica, unite alla progettualità, sono i cardini su cui si basa qualsiasi rapporto di coppia. Per decenni, invece, questi sono esercitati con estranei alla coppia si essa. Immaginate gli effetti distruttivi che ne scaturiscono. La differenza con le altre coppie rovinate sta nel fatto che di queste si sono perse le tracce, in quanto, poi, hanno abbandonato completamente il cristianesimo, perché dopo ami di frequenza, si tende ad identificare il Cammino Neocatecumenale col Cristianesimo: abbandonando l’uno si perde l’altro (ecco perché il mio può sembrare un caso limite). Altre coppie "trattate" dai neocatecumenali sono precipitate nell’ateismo e della Chiesa non ne resta traccia. E pensare che quando insegnavo catechismo ai bambini della Garbatella dicevo: "La Chiesa Cattolica pur di difendere la indissolubilità del matrimonio preferì subire lo scisma anglicano!". I capi dirigenti dell’organizzazione chiamata Comunità Neocatecumenali dicono che gli adepti sono milioni di milioni. È vero! Ma nessuno ha mai riflettuto sul fatto che i fuoriusciti sono almeno 5 volte tanto! e in che condizioni di sofferenza: spessissimo senza più la fede. Quando fui cacciato da casa, uscii dalla loro organizzazione e cominciai a indagare e scoprii che mentre vogliono dare a tutti l’impressione di essere gruppi innocui, spontanei e guidati solo dallo Spirito di Dio (e la base lo crede), sono invece organizzati come una Chiesa all’interno della Chiesa. Hanno i responsabili in ogni singola Comunità. I capi responsabili, detti Catechisti, in ogni singola parrocchia (dove sono presenti) che contano molto più del parroco; i capi di settore che contano molto più dei Vescovi di settore. Hanno strutture regionali e strutture nazionali che si sovrappongono segretamente alle strutture della Chiesa ufficiale. Molti Vescovi non ritengono di intervenire ufficialmente in quanto dicono che i Neocatecumenali non hanno un riconoscimento ufficiale.

 

 

INTERVENTO DI DON GINO

Collaboratore di P. Enrico Zoffoli nel raccogliere testimonianze sui Neocatecumenali e nell'esame degli aspetti dottrinali del Movimento.

I libri che P. Enrico Zoffoli ha scritto sui Neocatecumenali li ha scritti insieme a me. Abbiamo avuto il primo scritto, poi altri 2 da un sacerdote che era stato nel Cammino: gli Orientamenti, il 1° Scrutinio e lo Shemà. Ci manca il 2° Scrutinio e il 2° libro di oltre 500 pagine dattiloscritte nelle quali si danno le norme per dirigere le Comunità e tante altre cose. Quello che abbiamo ci consente di formulare quei giudizi espressi (prima) dal Dottore, perché la sofferenza che lui ha manifestato è anche la mia.

In casa di mio fratello avevo fatto una osservazione alla figlia per una interpretazione massimalistica della Parola di Dio fatta da Kiko. Lei mi disse. "Zio, tu credi al diavolo?" "Certo che ci credo!". "Ecco ce l’hai lì, ce l’hai lì" e mi indicava la spalla. Io avrei avuto il Demonio incarnato sulla mia spalla solo perché avevo osato dire che una interpretazione della Bibbia non corrispondeva al pensiero della Chiesa. Anche il Dottore, anche Faustino e un altro ingegnere che è costretto a vivere in un paesino lontano dalla famiglia e costretto a mantenere moglie e figli... con tutti i torti che gli hanno dato dall’alto in basso, da Cordes all’ultimo Vescovo della Diocesi di Roma. Ci resta di pregare e pregare molto, perché noi crediamo nella Grazia di Dio (cui quali Kiko non crede).

L’ingegner Frugiuele ha citato una pagina, la 190, (dove c’è) la definizione della Grazia che per noi è la dottrina fondamentale del cristianesimo, perché Cristo Gesù è venuto per darci la Grazia, è morto per darci la Grazia, ha istituito la Chiesa per darci la Grazia, ha istituito i sacramenti come mezzo per la Grazia, ha istituito il sacerdozio per la Grazia. Se noi distruggiamo la Grazia spazziamo via la Chiesa. Kiko dice che la Grazia è credere nell’amore di Dio! Ma anche un Mussulmano, un pagano, crede nell’amore di Dio! E deride tutti quelli che si sforzano di vivere in Grazia di Dio e di morire piuttosto che commettere un peccato mortale (v. motto di San Domenico Savio: per Kiko è da irridere). Un giorno dissi ad un santo religioso di leggere la pagina 66 (degli Orientamenti) e di dirmi come potevo rispondere. "Don Gino, ma lei legge questi testi? Lei diventa pazzo leggendo questi testi, legga libri più belli!". Non mi ha voluto dare una risposta perché era impossibile: è una pagina di un farneticante, di un pazzo! Rafforziamo la nostra fede e aiutiamo i nostri sacerdoti ad essere quelli che il Signore vuole. Troppi non conoscono né la filosofia né la teologia.

Con queste cose non si crea il Cristianesimo: non bastano raduni oceanici in Piazza San Pietro per preparare il nuovo Giubileo, se non si entra dentro le coscienze. Dobbiamo trasformarci e diventare uomini di Chiesa, di preghiera, di confessionale, uomini che passano le loro ore davanti a Gesù sacramentato. Al tempo del Concilio ci Trento era già iniziata, con 95 tesi affisse alle porte della chiesa, l’eresia luterana preceduta dall’istanza di tutta la Chiesa che voleva una riforma "in capite et in membris". La riforma deve incominciare da noi sacerdoti. (Don Gino fa vedere due sue pubblicazione nelle quali ha cercato di togliere quella patina di infallibilità che si dà Kiko e che fa andare in "sollucchero" i Neocatecumenali.

 

 

 

INTERVENTI VARI

DON MARCELLO Molti hanno scritto sui Neocatecumenali: P. Zoffoli, Don Conti, Frugiuele, Don Guglielmo Fichera (Direttore dell’Ufficio Catechistico di Foggia). Ma quando parlai ai catechisti neocatecumenali dei libri di P. Zoffoli, mi dissero che P. Zoffoli, prima di morire, avrebbe chiesto scusa a Kiko. So che qui ci sono alcune persone che hanno assistito a quell’incontro. Vorrei sapere se questo è vero o no, se P. Zoffoli si è (veramente) redento.

(Vengono chiamate la Signora Giovanna e la Signora Maria Pia che hanno assistito all’incontro).

SIGNORA GIOVANNA Il 1° giugno (dell’anno scorso, 1996) è venuto Kiko a trovare P. Zoffoli. All’ospedale (accanto a P. Zoffoli) c’eravamo io e la signora Maria Pia e suo figlio. In realtà questi due si sono abbracciati come va dicendo Kiko (o chi per lui). Abbiamo sentito dire in giro che P. Zoffoli si sarebbe pentito: questo non è vero. Si sono presentati un sacerdote e questo signore vestito di nero che non avevo visto se fosse sacerdote. È entrato (per primo) il sacerdote che portava un’agenda dove, dentro, c’era un quadro famoso di Gesù Buon Pastore in foglia d’oro. Ho sentito dire che P. Zoffoli l’abbia abbracciato. In realtà il sacerdote ha detto: "Le porto questo presente con i migliori saluti da parte di Kiko Argüello". Padre Zoffoli ha preso questo quadro ed ha detto: "Ringrazio... mi saluti Kiko e gli dica che gli voglio bene".

In quel momento è entrato Kiko e senza presentarsi ha detto: "Padre come sta...." Ha preso il quadro e ha detto: "Ha visto, c’è il Buon Pastore con la pecora sulle spalle...". Allora io gli ho chiesto: "Lei chi è?". Lui mi ha risposto: "Kiko!". E allora io ho detto: "Padre Zoffoli, è Kiko!". Padre Zoffoli era lucidissimo, tanto lucido che mi ha detto: "Ma non è Kiko, mi ha portato i saluti di Kiko!". Allora lui ha detto: "È vero, non mi sono presentato perché avevo paura di un’emozione". In quel momento P. Zoffoli ha abbracciato Kiko e gli ha detto: "Kiko, ti voglio bene...". L’incontro è durato un quarto d’ora. Kiko ha detto: "Padre, io so che lei ha scritto tutte quelle cose per amore della Chiesa". P. Zoffoli l’ha corretto dicendo: "Per amore della verità!" e davanti a lui ci ha detto: "Ricordatevi che siete testimoni di questo incontro..... che giorno è questo... ecc.". E quando Kiko se ne è andato ha baciato la mano a P. Zoffoli, come si fa con i sacerdoti. Di nuovo P. Zoffoli l’ha abbracciato... Tutto qua! C’è una lettera che Kiko ha portato (ora depositata da un notaio, è diventata pubblica) dove Kiko lo ringrazia delle critiche e basta, non c’è altro. Aggiungo che quando Kiko è uscito P. Zoffoli ha detto: "È stato un grande atto di umiltà, però Kiko deve tornare e firmare che crede nelle cose che io ho scritto".

MARIA PIA Io confermo quello che ha detto la signora. Eravamo lì e siccome io conoscevo molto bene P. Enrico, gli ho detto: "Ma lei chi è? Kiko, quello di Spagna?". "Si!". "Allora P. Enrico gli dovrà dire molte cose!". E così P. Enrico ha detto come ha riferito la signora. Lui ha chiesto perdono a P. Enrico e non P. Enrico a lui. Questa è la pura verità! Si sono abbracciati e P. Enrico ha detto: "Ricordate questo giorno! Andate subito dal Provinciale e scrivete subito che giorno è oggi!"

DON GINO È venuta una persona a dirmi: "Ma come potete autenticare che questi sono i testi di Kiko e Carmen?".

La prima difficoltà che ci hanno presentato quando abbiamo pubblicato i nostri scritti citando i testi di Kiko, essi hanno detto: "Tutto falso!". Ma io le citazioni le faccio citando pagina e paragrafo! Allora sono passati ad una seconda scusa: "Sono estrapolazioni!". Ma ogni prete quando predica fa "estrapolazioni" del Vangelo e non lo cita certo tutto: l’importante è che la citazione, l’estrapolazione corrisponda al pensiero, al testo dell’autore.

Il 2 giugno 1992, dopo molti tentativi, con P. Enrico siamo riusciti ad avere un incontro con i Neocatecumenali (perché essi non vogliono mai avere incontri con persone con cui possano entrare in discussione).

(L’incontro) era stato annunciato, rimandato e finalmente si stabili l’incontro alla Scala Santa in questa data. Prendiamo 3 registratori e li mettiamo sul tavolo. C’era l’ingegner Donnini e il Vice Direttore del Seminario Romano. Ci siamo presentati. Abbiamo detto: "Ora facciamo una registrazione, in modo che quello che noi diremo rimanga documentato. Un (nastro) ve lo prendete voi e uno ciascuno noi due". "No, non vogliamo registrazioni.". "Ma perché?". (Loro non vogliono mai nessuna documentazione). Stavamo per chiudere l’udienza e andarcene via. Ma io ho detto: "P. Enrico, finalmente sono venuti, accettiamoli così come sono".

Ci siamo messi a tavolino. Hanno cominciato a parlare col solito metodo e quando io ho detto: "Io pubblicherò i vostri testi." Essi non hanno negato che i testi ci fossero, ma hanno detto: "Noi non le daremo mai il permesso di pubblicare i testi!". E quando abbiamo detto. "Nei vostri testi ci sono degli errori dogmatici!", hanno fatto un sorriso di strafottenza. Abbiamo detto: "Siete disposti a riconoscere che ci sono degli errori (e li abbiamo elencati), siete disposti a firmare una dichiarazione di fede?". Loro ci hanno detto: "Sì, Padre, siamo disposti, la prepari, la firmeremo subito!". Io l’ho bloccato e gli ho detto: "Ingegnere, non mi occorre la sua firma, come neppure la sua Reverendo Claudiano, ma a me occorre la firma di Kiko e Carmen, perché voi non andate in giro a predicare le vostre idee ma quelle di Kiko e Carmen. Quando Kiko e Carmen faranno una dichiarazione di fede, faremo completamente la pace". Il discorso è caduto ed è finita così. Ora nessuno nega più che questi testi siano autentici. In genere, i Neocatecumenali rispondono con un mare di ingiurie. Io ho ricevuto solo due lettere (dopo la pubblicazione del mio libro "Neocatecumenali al bivio"), ma perché stavo dietro P. Zoffoli che ne ha ricevuto un mare. L’appunto mi veniva da preti che non si firmavano, han fatto firmare ad un giovane di 17 anni che avrebbe dovuto conoscere teologia, diritto canonico, ecc.) e trovavano da ridire solo che a pag. 5, a n° 16 non cito con ordine le pagg. dove Kiko afferma che "le Comunità sono la Chiesa stessa" come se questo bastasse a inficiare la contestazione. In questo testo sono citati i passi delle catechesi di Kiko con pagina, titolo, numero (e a volte sono 15/20 sullo stesso argomento, altro che estrapolazioni!). Alla fine di queste affermazioni riporto le tesi della Chiesa Cattolica e dico: "confrontate questi testi e vedrete come Kiko (o Carmen) portano una dottrina completamente contraria a quella che è la dottrina della Chiesa. Le conclusioni tiratele voi".

 

Testimonianza dell’ingegner Franco Pandolfi della Parrocchia San Leone Magno in Firenze.

UNA PARROCCHIA CHE SI VA DISTRUGGENDO

Nel frattempo l’Ing. Frugiuele mostra delle foto di una chiesa a Sant’Angelo in Legnaio, prima e dopo l’intervento neocatecumenale. Si vede la trasformazione dello stesso ambiente, immagini coperte, altare spostato e trasformato.

La mia testimonianza (è per dire) che da noi si sta distruggendo la Parrocchia (quella che è la famiglia allargata) e distruggendola si distrugge il posto dove si va a seminare per i nostri ragazzi, per farli crescere in una vera comunità. Sono stato impressionato dal fatto che molte cose sono ripetitive: Ho sentito l’amico Faustino che parlava del suo parroco e della Veglia Pasquale. Il nostro parroco fa la Veglia alle 9.30, nonostante il divieto del Consiglio Pastorale Parrocchiale, perché poi deve scappare alla sua Veglia Pasquale, sottraendo alla Parrocchia quello che è il momento di comunione, nell’ora ritenuta la più giusta. Ho sentito (da) Don Gino che i rappresentanti, dirigenti, del Cammino Neocatecumenale gli hanno impedito di registrare. In un recentissimo incontro col nostro parroco, messo di fronte ad un registratore ha reagito in una maniera un po’ strana. Siccome eravamo 9 contro 1, non ha detto niente, ma durante il corso della serata, mi ha accusato che usavo questi mezzi per poterli artefare e farne poi l’uso che volevo. Questi scritti, prima sono stati negati poi dichiarati "ispirati", poi "falsi" poi riconosciuti e adesso che sono soltanto registrazioni di conferenze e quindi hanno il valore che hanno. Ma questi sono i testi che vengono utilizzati per formare le persone e come siano formati, lo si vede da come agiscono. Vediamo questi fatti. Ero un catechista nella mia parrocchia. Il Gruppo dei Catechisti aveva identificato la problematica che i genitori dei ragazzi che vengono a catechismo, non partecipino affatto a questa preparazione ai (vari) sacramenti. Noi volevamo tentare di fare una serata di riunione per tentare di coalizzare un po’ queste persone. Questo pomeriggio che avevamo organizzato era (composto) da vari momenti: di divertimento, di preghiera, di discussione, poi la cena insieme. Ed era logico concludere con la celebrazione eucaristica per sensibilizzare i genitori sull’importanza dei sacramenti che i loro figli andavano a ricevere e che non si trattava di cose fatte per tradizione. Se l’esperimento avesse avuto un esito positivo si sarebbe dovuto riproporre un’altra volta.

Fin qui tutto bene. Il problema è sorto quando si è trattato di scegliere il giorno della settimana nel quale fare quel pomeriggio di ritiro. Ovviamente, per tutte le persone che lavorano, l’unico pomeriggio libero era il sabato. Ci sono stati momenti drammatici perché c’era la strana coincidenza per l’ora in cui volevamo andare a celebrare l’Eucarestia e cioè le 9 di sera quando si celebra l’Eucarestia per i Gruppi Neocatecumenali, a porte chiuse. Ne è venuto fuori un dramma. Tante volte, il nostro parroco ha tentato di farci spostare l’orario dell’Eucarestia, ma noi gli abbiamo detto: "Se dobbiamo fare un discorso di sensibilizzazione, dobbiamo fare tutte le azione improntate ad un crescendo che culmini nella celebrazione eucaristica e non sia inserita come una qualunque altra azione della serata. Non siamo riusciti ad organizzare questo pomeriggio di ritiro insieme. Il nostro parroco non è riuscito a sacrificare questa sua celebrazione per i Neocatecumenali (che nella nostra parrocchia sono 15/20, gli altri sono di fuori) contro le 150 persone che potevano essere sensibilizzate. Allora abbiamo fatto un ultimo tentativo e gli abbiamo chiesto di allargare la celebrazione dei Neocatecumenali e di aprirla a tutti. Ma abbiamo ottenuto un secco e immotivato rifiuto. Come mai questa celebrazione a porte chiuse? in un colloquio privato (e qui si vede come le persone assimilino quanto è scritto nelle Catechesi) chiesi: "Rimango ancora meravigliato perché (come ti dissi quella sera), non sia possibile che almeno per un sabato all’anno, tu non possa sostituire alla tua Eucarestia con quella che volevamo fare insieme o, meglio, fare insieme la tua Eucarestia: più volle mi hai detto che non è una cosa particolare ma che è aperta a tutti?". Il parroco mi ha risposto: "Vedi una cosa è aprirla a qualcuno o a un gruppetto, ma se tu metti un cucchiaino di zucchero in una tanica di latte, non si realizza niente viene tutta un’altra cosa!". Tutto questo succedeva nell’aprile del ‘94 con poche persone che allora avevano incominciato a contestarlo. Oggi, a distanza di 3 anni, la contestazione ha raggiunto uno spessore più massiccio, fino ad una settimana fa, quando 9 membri del pastorale, rappresentativi di altre realtà parrocchiali, hanno dato le dimissioni.

 

 

CONTRADDITTORIO DI UNA NEOCATECUMENALE

ELENA, 60 anni, da 27 nel Cammino

Mi chiamo Elena, ho 60 anni, sono qui con mio marito Franco. Abbiamo 3 figli di cui uno morto a 23 anni. Sono stata sempre nella Chiesa, anche se i genitori non mi hanno educato a questo. Andavo a scuola dalle suore. Ho avuto sempre un interesse molto forte, ho seguito da giovane dei Corsi di teologia per laici, esercizi spirituali. Ho avuto sempre un forte attaccamento alla Chiesa, anche se ciò non mi ha impedito di avere una forte crisi, poi superata. Dopo il matrimonio ero in crisi per una serie di insoddisfazioni e scontentezze e cercavo una forma più autentica di Chiesa, più di quanto non trovavo in giro. Mi deludeva (il fatto) che andando con mio marito in una parrocchia, trovavo una liturgia molto sciatta o mi deludeva la lontananza totale dalla Scrittura, il fatto che non si leggesse mai la Bibbia. Io sapevo il latino, seguivo la lettura della liturgia nel Messale, anche feriale, però trovavo nella pastorale delle parrocchia un qualcosa di insoddisfacente. Dopo il matrimonio frequentavo una parrocchia e proprio lì ho avuto l’occasione di incontrare il Cammino Neocatecumenale e sono entrata in questo Cammino e pian piano ho fatto tutte le tappe. Ci siamo entrati nel 70. Poi cambiando casa ho riavuto una catechesi nella zona ove abitiamo. E oggi sono ancora in questo Cammino e con mio marito siamo anche catechisti e questi testi li adoperiamo. Sono state dette delle cose molto forti, anche molto interessanti. Allora mi chiedo: come è possibile che di fronte a questa realtà cosi grave come è stata prospettata qui questa sera... Leggo che il Santo Padre ha ricevuto, in Vaticano, gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, i catechisti della 1ª ora, i catechisti responsabili delle nazioni e ha rivolto (loro) queste parole (il 24.01.97) (l’occasione e che sono 30 anni dall’inizio della vita di questo Cammino e ci sono questi che hanno partecipato alla Convivenza del Monte Sinai durante la quale si è cominciato a parlare di questo Statuto. Allora il Papa dice: "Questo Cammino in questi anni ha visto uno sviluppo e una diffusione veramente impressionanti: iniziato fra i baraccati di Madrid, come l’evangelico granellino di senapa è diventato come un grande albero. Come ogni anniversario, anche il vostro, visto alla luce della fede, si trasforma in una occasione di lode e di ringraziamento per l’abbondanza dei doni che il Signore ha concesso a voi e per mezzo vostro a tutta la Chiesa. Per molti è stata un’occasione per riscoprire il Battesimo... La Parola di Dio spezzata nella Comunione fraterna diventa luce e guida della vita, riscoperta della Chiesa come autentica comunità missionaria. Quanti giovani e ragazzi, grazie al Cammino, hanno pure scoperto la propria vocazione sacerdotale e religiosa. La vostra visita odierna offre una felice opportunità anche a me per unirmi al vostro canto di lode e di ringraziamento per le grandi cose, "magnalia" che Dio va operando nell’esperienza del Cammino. Il Signore ha messo nelle vostre mani un tesoro prezioso... Questo statuto, quando sarà approvato, sarà un ulteriore riconoscimento giuridico da parte della Chiesa che darà a voi un’ulteriore garanzia dell’autenticità del vostro carisma". Come è possibile, Padre, un tale contrasto! che al vertice della Chiesa.... Pochi giorni fa (siamo ad aprile maggio ‘97) c’è stata una convivenza cui hanno partecipato 253 Vescovi Americani, delle Americhe (P. Gino fa un segno con le dita ad indicare "soldi") i quali hanno scritto una lettera al Papa, chiedendo che questo Cammino non venga snaturato, venga considerato intatto come carisma prezioso nella Chiesa. Sono convinta che tutti quelli che hanno parlato siano in buona fede. Credo che ci accomuni la fede nel Nostro Signore Gesù Cristo. Vi parlo con amore. Vogliamo tutti essere fedeli alla Chiesa che come madre ci sta portando come bambini. Come è possibile, avendo la stessa fede, un contrasto cosi abissale fra quello che voi dite e quello che il Papa e molti Vescovi dicono. Il Papa lo conosce il Cammino perché ha messo, accanto al Cammino, un Vescovo che oggi è al vertice di "Cor unum" (P. Gino scuote la testa). Mons. Paul Cordes per anni e anni ha ascoltato le Catechesi, ha ascoltato gli scrutini, ha seguito i passaggi, ha vissuto passo passo la realtà del Cammino. La conclusione è stata quella famosa lettera del Papa scritta a Mons. Cordes, "ad personal". Io potrei rispondere punto per punto a tutti gli appunti teologici che sono stati fatti. Questo testo (gli Orientamenti), il l’ho letto un 40 volte e lo conosco profondamente. Le frasi citate sono vere, reali. Quello che non è vero è il senso che viene dato. Io annuncio e faccio catechesi sulla scorta di queste frasi, ma non dico nulla di quello che è stato detto qua. L’antropologia non è questa... Io ho ascoltato moltissime catechesi e le ho date. Il Cammino è una realtà viva. Nessuno legge questi appunti (non è un libro che è stato pubblicato, sono semplici appunti, registrazioni di queste catechesi tenute da Kiko e Carmen che fanno da falsariga, ma i catechisti non ripetono a memoria. lo ho sentito la stessa catechesi in modo diversissimo, perché c’è il linguaggio, la personalità, l’esperienza del catechista, che però dice sempre cose fedelissime alla Chiesa, ma lo dice in modo diverso, perché nessuno si può improvvisare catechista in quanto studia questi appunti. Sarebbe ridicolo, quasi una cosa meccanica: studiamo questi appunti, ripetiamoli alla gente e nascono le Comunità. La realtà è tutta diversa. Se io ho fatto nel Cammino un’esperienza viva di Cristo (perché non sono una kikiana o una seguace del Cammino o una che si mette l’etichetta, ma ho fatto veramente l’esperienza di Gesù Cristo insieme con altri fratelli nella libertà e nella autenticità, non plagiata), io annuncio le grandi opere di Dio nella mia vita, perché io posso dire la "mia" esperienza. Ma voi dite: "In pratica siete eretici!". Non è vero, perché noi non predichiamo le cose che sono state dette qui. Prendiamo i vari punti. "Il peccato non può offendere Dio perché... predestinazione!". Nulla di tutto questo. Il senso mi dice un fatto, che non è una visione pessimistica dell’uomo, perché l’uomo è libero e io moltissime volte, ho sentito dire questa frase dai miei catechisti e Dio talmente ama l’uomo che non ha paura di lasciargli la libertà di peccare. Mentre noi genitori siamo apprendivi, Dio mi ha lasciato la libertà di peccare e io l’ho assaporata fino in fondo nella sua amarezza. In che cosa diciamo che l’uomo non ha potere. Un cane, secondo voi, può diventare uomo? E allora un uomo può diventare Figlio di Dio con le sole sue forze? Noi predichiamo che il Cristianesimo non si può restringere ad una vita morale (anche se poi ha come frutto la moralità della vita), altrimenti diremo che non è altro che un modo di preservarci dagli errori, dagli sbagli. Ma anche un pensiero laico basta a questo.

Noi diciamo che il cuore del Cristianesimo non è "Non fare!" "Non dire!", ma l’amore al nemico. Diciamo che l’amore al nemico io non lo posso dare! per quanti sforzi io faccia non posso amare il mio nemico, naturalmente, con le mie viscere. Chi mi darà l’amore al nemico? La Grazia santificante! che per noi è fondamentalissima! La Grazia santificante significa che Dio, "gratis" (non aspetta che io abbia meritato, che sia buona), mi dà i suoi doni. Questo è il succo. Così potrei rispondere a tutte le altre obiezioni. Siamo in pienissima ortodossia".

 

 

OBIEZIONI

UN GIOVANE Sono stato alcuni anni in una Comunità Neocatecumenale e parlo per esperienza diretta. A monte non avevo un’esperienza cattolica. La signora non si deve risentire, deve capire che le confessioni cristiane sono circa 300. Non si sta negando alla signora di essere cristiana: e cristiana, ma non è cattolica, perché se legge tutto il Catechismo della Chiesa Cattolica vedrà il significato dei sacramenti. Lei sta negando in essenza la realtà dei sacramenti. La cosa più abominevole, che dico qua davanti a dei sacerdoti, riguarda strettamente l’Eucarestia, riguarda direttamente le specie eucaristiche, perché il vino da Messa che usano non è vino da Messa ma vino fatto con le bustine dei discounts (o è Chianti o Valpolicella o Porto). Per quanto riguarda la pizza, il pane azzimo non è un pane azzimo, ma alcune Comunità ci mettono zucchero, chi il limone, chi ci mette il sale. In Sud America non consacrano la pizza ma il pan dolce, quello che noi mangiamo con le uvette. Quindi; peccato di idolatria, gravissimo per i sacerdoti, perché la Messa è nulla. Ma peccato ancor più grave perché espone la Comunità Cristiana all’idolatria, perché il popolo di Dio venera un pane che non è un pane consacrato.

DON GINO La signora cita la lettera scritta dal Papa a Mons. Cordes. Bisognerebbe conoscere un pochettino meglio la storia di questa lettera. Quando si fa esegesi di qualche testo, bisogna guardarlo bene. Questo testo non è uscito dalla Segreteria di Stato da cui escono i Documenti Papali. Di questo testo, i Neocatecumenali hanno fatto tanti quadretti, quando è uscito, non aggiungendo (però) quello che è il testo valido. Chi conosce il Diritto Canonico sa che il testo valido dei Documenti è quello pubblicato negli "Acta Apostolicae Saedis". Ora, né gli "Acta Apostolicae Saedis", né l’Osservatore Romano hanno pubblicato la lettera del 30 agosto che (per vostra informazione) conteneva un errore di grammatica italiana e un errore di stampa (figuriamoci se dalla Segreteria del Papa escono documenti siffatti). Questa è una delle prove per cui il Documento non è uscito dal Papa ma è uscito dalle mani di Cordes. Ad ogni modo, la Segreteria di Stato (questo ve lo posso dire), alla fine, per salvare, in certo modo, chi non aveva colpa di certe cose, ha aggiunto, nel pubblicare la lettera, quella famosa nota: "La mente del Santo Padre, nel riconoscere il Cammino, non è di dare indicazioni vincolanti, ecc.". Quindi non parlate di approvazioni! Anche l’ultima lettera che lei ha, signora, le posso dire che in una parrocchia di Roma i Neocatecumenali ce l’avevano 3 giorni prima che il Papa la pronunciasse: dove sono i segreti della Santa Sede! In secondo luogo, quando discutiamo sulle catechesi, io non sto mettendo in dubbio la sua fede: io sto discutendo i testi fondamentali del Catechismo che non sono: "non esistono", "sono estrapolazioni", poi che "sono soltanto citazioni di prediche e di conferenze". Ma quando Lutero ha affisso le sue 95 tesi alle porte della cattedrale di Wittemberg, ha scritto appena 95 proposizioni, ma di lì si è scatenato tutto il Protestantesimo e milioni di fedeli sono stati allontanati dalla Chiesa. Noi non critichiamo le sue catechesi. Noi critichiamo questo libro e, senza che ancora nessuno ci abbia smentito che queste catechesi non contengano il pensiero di Kiko (o lo contengono scritto per intero o condensato), diciamo che qui c’è il pensiero di Kiko. Se, poi, voi catechisti non siete capaci di riportare il pensiero di Kiko, (questa) è un’altra questione; se poi non lo fate per un vostro interesse particolare, è un’altra questione. Noi stiamo giudicando questo testo. Quando giudico Lutero, non giudico il Luteranesimo. Fra di loro ci sono ottime persone, da mettere sugli altari, ma con ciò non si santifica il Luteranesimo che rimane quello che è. Non giudichiamo i singoli neocatecumenali, ma questo non significa che nel vostro insegnamento non vi siano delle cose paurose, specialmente riguardo all’Eucarestia.

Una signora (di Roma) è andata a raccogliere i pezzetti di pane consacrato calpestati, nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Quando questa signora è stata individuata dai vostri catechisti, è stata circondata come da una cintura di sicurezza per impedirle di andare a raccogliere le briciole di pane consacrato. Questa è la vostra devozione a Gesù sacramentato. Voi non ci credete per niente a Gesù! Finita la Messa, per voi Gesù non c’è. E una prova è che mai voi, davanti a Gesù sacramentato, fate una genuflessione! E tirate fuori la storia di Kiko che lo stare in piedi è l’atto dei risuscitati. Ma i risuscitati non stanno né in piedi, né in ginocchio, né seduti, perché sono risuscitati.

Un compagno neocatecumenale mi ha fatto capire perché i Neocatecumenali non recitano mai il credo: siccome non credono alla Chiesa gerarchica, quindi non credono al Papa, ai preti,... non credono alla "Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica", perciò non lo recitano! (Replica) "lo recitano, lo recitano!".

Un altro! non il Credo Niceno-Costantinopolitano.

ING. PANDOLFI Voglio ringraziare la signora perché è la prima persona neocatecumenale che trovo disponibile al dialogo. Le volevo chiedere: lei dice che porta avanti la Dottrina Cattolica, (ma) per noi "Dottrina Cattolica" significa una cosa sola: Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica. Perché Statuti, perché andare sul Monte Sinai prendete questi volumi, pubblicateli e dite: "Questa è la nostra Dottrina!". Allora, solo dopo di questo, ci possiamo misurare. Denunciate quello che siete, non a parole...... coi libri, coi fatti. I fatti testimoniano che siete fuori!

 

 

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