San Pellegrino - Associazione Maggiaioli


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L'ARTE E SAN PELLEGRINO


Pochi sanno che la nostra parrocchia, dopo quella di San Benedetto a Gualdo, ha i maggiori tesori artistici del territorio di Nocera e Gualdo, opere pittoriche ed architettoniche di cui c'è da andare giustamente orgogliosi.

Il castello di S. Pellegrino costituiva, si è detto, uno dei perni difensivi del Comune di Gualdo, che ad ovest era delimitato da una vasta cintura costituita dalla torre di S. Lazzaro, il castello di San Pellegrino, la torre di Colgiglione ed il castello di Crocicchio, in perfetta linea retta tra di loro, e dal triangolo formato dai castelli di S. Pellegrino, Crocicchio e Caprara.

Esaminiamo, quindi, quella che è l'ossatura, la forma, diciamo, del castello; volendo entrare da un fabbricato si entra naturalmente dalla porta e cosi facciamo noi, cominciando la nostra perlustrazione appunto per la porta che dà sulla pianura, porta situata dove la salita della Piaggiola si fa più impervia. Senza dubbio doveva essere massiccia ed imponente se si osservano i mozziconi degli archi, in numero maggiore di uno, e degli archetti che delimitano, nella parte rimasta, il muro della casa su cui poggiano. Nota interessante è data da uno strano animaletto messo in una fessura del muro esterno della casa appena fuori l'arco; sembra un maialetto, a giudicare dal grifo e dalla tozza corporatura, ma osservando delle specie di alette che ha sul dorso lo si potrebbe scambiare per un cinghiale o addirittura per un drago; l'oggetto è di terracotta ed ha dietro le alucce uno sportelletto scolpito. Anticamente tale oggetto serviva ad indicare una certa opulenza, ricchezza, del proprietario della costruzione cui era inserito e ciò era abbastanza comune, come si può vedere dall'arco di S. Luca a Perugia.

Entrati nell'ambito del castello, l'occhio si posa automaticamente sulla casa su cui poggia l'arco; è senz'altro una delle più antiche del borgo: quella porticina stretta e incavata, quell'architettura, quella maniera di fare le case tipica della fine del millennio ne danno la dimostrazione.

... la porta ... doveva essere massiccia ed imponente se si osservano i mozziconi degli archi ...

 
Fatto qualche metro si giunge al punto centrale del castello: questo non è, come indica la parola, un vero e proprio castello, ma è costituito da una torre con intorno un gran muro di cinta comprendente le abitazioni del borgo. Suo centro, appunto, la torre, di uno stile geometricamente ben definito, massiccio, a pianta quadrata, che reca dopo secoli evidentissime le sue origini; entrando dentro si ha l'impressionè di tornare indietro di 900 anni.

Passando per quella stupenda porta coronata da un arco a sesto acuto di stile prettamente gotico si entra in una sala dal meraviglioso soffitto con le arcate a botte; lateralmente, a bucare le mura di oltre un metro e mezzo di spessore, delle piccole feritoie, larghe all'esterno e strettissime all'interno. La parte superiore della torre, decorata con pregevoli finestre, alcune delle quali rozzamente murate in epoca recente, si divide in due grandi piani, il primo dei quali anch'esso con un soffitto a botte in parte crollato. Il collegamento tra questi piani era assicurato con delle botole attraverso le quali passavano strette scale a pioli, non in pietra, con evidenti scopi difensivi.

Probabilmente al signore del castello doveva sembrare di toccare il cielo con un dito ogni volta che saliva sulla cima della torre.

E' una doppia sensazione quella si prova lassù: da una parte si ha la possibilità di ammirare dall'alto uomini e cose, una vita in continua agitazione, il tutto in una prospettiva terrena, dall'altra parte ci si eleva, o per meglio dire si ha una prospettiva aerea, un immane silenzio che quasi ferisce l'udito e di cui, di fronte al cielo e alle nuvole in perpetuo movimento, assurdamente sembra quasi difficile capacitarsi.

 

... sembra un maialetto ...

Intorno alla torre ci sono le case più antiche del paese, tutte racchiuse nelle mura di cui rimangono alcuni avanzi, e presentano un fronte compatto verso la pianura, quasi ad accentuare il loro scopo difensivo prima che protettivo. Oueste case datano intorno all'anno mille e la loro contemporaneità con la torre, anch'essa dell'epoca, è risaltata non solo dalle pietre usate nella costruzione e dalla loro geometria, ma soprattutto dalle porte coronate da archi a sesto acuto come quello della torre. Ve ne sono parecchi, alcuni murati, ma altri perfettamente conservati, mentre dentro, magari, le stanze delle case sono crollate; in una di esse però è rimasto il soffitto, un meraviglioso soffitto in travi di legno che ancora resistono al tempo. Sulle mura di queste case sono ancora oggi visibilissime le tracce di quella che doveva essere la chiesa del castello; vi sono ben delineate le linee del tetto e gli incavi dei travi che lo reggevano, mentre lateralmente vi sono delle nicchie, facenti parte, probabilmente, della cella campanaria.

Oltre la torre, dopo altre case, si giunge a quella che si presume sia stata la porta a monte del castello, sulla strada che porta a Caprara; di essa non rimane nulla oggi, solo le fondamenta di un muro perimetrale di eccezionale grandezza e profondità, scoperto per caso qualche tempo fa.

... la torre, di uno stile geometricamente ben definito ...

 

Prima della porta, sulla sinistra, tutte attaccate com'era nel costume di quei tempi, vi sono case risalenti al 1200 circa, che appartennero ai Gennari, una famiglia che ha tuttora discendenti nel paese ed il cui massimo antenato si vuole sia stato quell'Ono, guardiano del castello, che ne rifiutò l'accesso a San Pellegrino.

Incavato in una di queste case, c'è un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino, che si sa appartenente alla scuola di Matteo da Gualdo; la Madonna ha un viso meraviglioso, dei lineamenti purissimi che lasciano incantati chi li osserva; nonostante molta parte del dipinto, esposto alle intemperie, si sia rovinata, oggi è stato possibile restaurarlo, anche se dai restauri eseguiti si è giunti a scoprire non solo che attorno alla Madonna ci sono le teste di alcuni santi, ma che il dipinto che noi abbiamo è quello che resta di una pittura cinque volte più grande, raffigurante la Madonna in trono, che poi è stata distrutta da lavori eseguiti sulla casa cui è dipinta.

Passando poi nella parte meridionale del paese, la più attiva e la più moderna, si può avere un'idea di come fossero alquanto benestanti gli antichi abitanti. Le due chiese, uniche rimaste insieme a quella di Monte Camera delle cinque che erano, vantano tra le loro mura preziosi dipinti dichiarati monumenti nazionali.

 

... quella stupenda porta coronata da un arco a sesto acuto ...

Nella chiesa di San Pellegrino, di stile molto vicino al romanico, sono custoditi in apposita cripta i resti del santo; dà un certo senso di commozione varcare la porta decorata con un arco identico a quello della torre, scendere i due gradini e trovarsi, nel silenzio più assoluto, nella piccola cappella dalle volte a botte; sembra che l'anno 1004 sia appena trascorso.

Tutte le mura della chiesa, compresa la sagrestia, sono decorate con stupende pitture che accrescono quel tono di sepolcrale silenzio e di profondo immobilismo costituenti una delle bellezze della chiesa.

Sulla parete del corridoio della sagrestia, che confina con la cripta del Santo, c'è una pittura a muro antichissima alla quale un po' tutti gli abitanti del paese sono leqati: vi è illustrata, in tre immagini, la storia di San Pellegrino, il Santo protettore; al di sotto ne è data spiegazione, a mo' di didascalia, in un latino che ha molto di germanico nella scrittura e molto di rozzo nella lingua.

Alle spalle dell'Altar maggiore, verso sinistra, il polittico, con la Vergine al centro, opera di Matteo da Gualdo, datato intorno al 1450, costituisce l'opera pittoricamente più valida della chiesa.

Nella chiesa di San Pellegrino, di stile molto vicino al romanico ...

 
Altre due grandi opere ornano l'edificio: il ciborio dell'Altar maggiore, notevole e rara testimonianza dell'arte del '500, a pianta ottagonale, e i tondi dipinti che si trovano sopra l'Altare della Madonna; questi tondi fanno da cornice alla statua della Madonna e la loro stessa posizione ne denota l'origine settecentesca.

Altrettanto si può dire della piccola chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, che custodisce anch'essa un trittico, monumento nazionale, della scuola di Matteo da Gualdo ed alcune pitture murarie.

Un particolare appunto, anche se non molto in tema, meritano le campane ospitate nel campanile della chiesa parrocchiale; esse non hanno pregi artistici né sono antiche, hanno solo settant'anni, ma occupano tuttavia un posto importante nel cuore degli abitanti del posto.

 

... il polittico, con la Vergine al centro, opera di Matteo da Gualdo ...

Il loro suono particolare si propaga per tutte le colline intorno e va poi ad infrangersi contro le montagne opposte al paese.

E' un vero spettacolo quando gli "addetti ai lavori" fanno suonare a distesa il campanone e rinterzano con le due campane più piccole; si possono contare a decine i visi rivolti in aria a guardare la cella campanaria, mentre le campane ondeggiano maestose sotto i merli.

... il ciborio dell'altare maggiore, notevole e rara testimonianza dell'arte del '500 ...

... un trittico, monumento nazionale, della scuola di Matteo da Gualdo ...

... fanno suonare a distesa il campanone e rinterzano ...


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